Il web ucciderà la TV?

Il web ucciderà la TV?

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In principio fu Lost, serie tv della ABC che andò in onda per la prima volta in America il 22 settembre 2004 e pochi mesi dopo fece capolino sui computer italiani. Nasceva per me, quasi dieci anni fa, una nuova vita digitale che mai e poi mai avrei pensato sarebbe diventata così importante.

Ma facciamo un passo indietro, negli anni ’80: chi non ha visto i Robinson? Si aspettava religiosamente la puntata quotidiana, sempre alla stessa ora, a volte era quella sbagliata e si perdeva il filo della storia; era l’epoca del doppiaggio storico di Ferruccio Amendola nei panni di Heathcliff Robinson e, non essendoci né il web, né tantomeno Wikipedia, nessuno aveva idea di quale fosse la voce reale di Cliff, né che il cognome Robinson era solo una invenzione italiana.

Ma torniamo negli anni 2000: cosa è cambiato col volo 815 di Lost che precipitava? Nel 2004 la Rai non sapeva ancora cosa fosse il fenomeno Lost, ma nel frattempo migliaia di italiani erano già in piena fase di dipendenza acuta. Tra download pirata, streaming e forum interi dedicati alla stesura e montaggio dei sottotitoli italiani sulle puntate originali, Lost era già famoso prima ancora di sbarcare ufficialmente in Italia. Era una delle prime volte in cui il web surclassava la tv. Quando poi Lost è arrivato su Rai due era troppo tardi, il pubblico lo aveva già visto online, ne aveva già discusso sui forum, aveva creato blog a tema ed era già nata l’enciclopedia di Lost dedicata all’interpretazione delle singole puntate. Nel frattempo i critici e gli esperti italiani scrivevano di quanto le produzioni americane non funzionassero in Italia, ignorando il fenomeno sotterraneo.

Lost

Nel 2014, ben 10 anni dopo, il Web continua a stravincere e non solo perché oramai è facilissimo trovare quasi tutte le produzioni televisive americane prima ancora che i canali tv italiani se ne accorgano, ma anche perché si è creato un movimento di social network, blog e meme attorno alle serie tv talmente massiccio da non permettere di attendere i tempi italiani, lo spoiler è sempre dietro l’angolo.

Il web, allora, non è più solo informazione o marketing, ma un nuovo mezzo di comunicazione che surclassa la TV soprattutto nelle produzioni televisive di qualità. Proprio grazie al web molti telefilm sono diventati dei cult, basti pensare al seguito di Game of Thrones, Dexter, The Walking dead e di tutti i teen drama (The Vampire diaries, Teen wolf, Gossip girl); provate a fare una ricerca su Tumblr di un qualsiasi titolo di serie tv e rimarrete ipnotizzati dal mondo di gif, foto, immagini, fan art e video che verranno fuori. Ed ecco la svolta: le produzioni cominciano ad abbandonare le tv e scelgono il web. Niente più gradi di separazione col pubblico.

Questo è il caso, per esempio, del magnifico House of cards, political drama con Kevin Spacey e Robin Wright, che è sbarcato solo ieri in Italia sul nuovo canale Sky Atlantic, mentre in America è già stata distribuita la seconda serie sulla piattaforma web Netflix.

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Una scelta epocale, segnata anche dalla pubblicazione di tutte le puntate della serie in un solo giorno: niente più puntate settimanali, o pause, al diavolo le pubblicità in TV, adesso il serial è sempre a disposizione e, a dispetto delle previsioni, tutti tra pubblico e critica approvano la scelta.

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L’Italia ci prova a stare al passo, in ultimo proprio il suddetto Sky Atlantic, ma è davvero così furbo mandare poi in onda in autunno un fenomeno già passato sul web, il drama True detective, quando il web sarà già in fermento per la serie due con nuovi attori e nuove storie?

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Si può dire, allora, che è questo il primo passo di un omicidio premeditato? Il web ucciderà la TV? E in Italia sarà mai possibile avere una tv al passo con i trend del web?

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