Volevo essere minuta

Volevo essere minuta

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Da bambina degli anni ’80 sono cresciuta con le Barbie, le eroine Disney e qualche cartone animato giapponese passato da Bim Bum Bam. La legge, quindi, era: vita stretta, capelli lunghi, un camper rosa e talento per ogni sport. Il desiderio più grande per il mio futuro (a parte il camper rosa si intende) all’epoca era essere minuta, atletica, bionda e magrissima, cioè i tratti meno plausibili fra le cose che potevo desiderare. Sono alta, ho il 42 di piede, sto meglio coi capelli corti, non faccio sport dal ’95, insomma, non avrebbe mai potuto funzionare.

Perché questo breve racconto da libro Cuore? Per dirvi che secondo me per una volta l’opinione pubblica ha ragione. È vero che questi modelli creano una distorsione reale, è vero che si prova sempre un senso di inadeguatezza più o meno importante se giochi con biondone sexy e capellone col vitino da vespa o guardi Cenerentola fino alla nausea. Ma Barbie e Cenerentola non sono le responsabili dirette di questa distorsione della percezione, non è così facile risolvere la situazione.

Non basta inciccire Barbie fior di pesco per comunicare a tutte che i vostri discorsi sul peso altrui sono inadeguati, che se sono alta non devi usare il termine “mastodontica”, che se ho i capelli corti questo non significa che sia meno femminile di altre e non devi farmi la predica sul fatto che non corra la mattina alle 6 bella sveglia e pimpante.

Non saranno bambole o cartoni adeguati alla diversità a salvare la situazione, vanno cambiate le menti e lo dimostra la mia reazione al progetto di TheNamelessDoll, un tumblr come tanti, che però ha provato a realizzare eroine Disney più vere.

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C’è Belle con le guanciotte, Anna di Frozen e Raperonzolo con una vita normale e Anastasia, non proprio Disney a dire il vero, meravigliosamente plus size. Non è facile cambiare la iconografia di bambina, né vedere la sirenetta muscolosa come una nuotatrice, ma forse c’è davvero bisogno di una eroina plus size che non sia impacciata e buffa come Lady Cocca.

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E se il modello di femminilità cambiasse anche sotto altri punti di vista? Vi sarebbe piaciuta Aurora coi capelli corti?

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(credits: TheNamelessDoll)

Nella mia personale idea di femminismo la bellezza è strettamente connessa alla diversità e sono le donne stesse a riconoscerlo. Le Barbie continuano ad esistere in versione pin-up californiana, ma non mi disturbano e le trovo comunque belle, nel loro mondo sono adeguate. Ma contemporaneamente a loro son libera di supportare Gloryfing Obesity, il progetto dell’artista Rachele Cateyes, ignorando tutte le prediche sulla salute, sul peso e sull’immagine.

Sarà Rachele a scegliere come vuol essere, non noi.

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(credits: Rachele Cateyes)

2 Comments

  • […] Lo avevo confessato tempo fa: nella mia formazione come donna Barbie ha giocato un ruolo importante. Barbie era la bambola più popolare negli anni ’80 e persino le imitazioni aspiravano alla stessa silhouette dalla vita strettissima, le gambe chilometriche e senza un pelo e i capelli biondi e fluenti. Per la me di 8 anni ogni donna adulta doveva essere fatta in quella maniera. Vi lascio immaginare le ripercussioni sull’accettazione della mia persona: no, non volevo essere bionda, con gli occhi azzurri e vestita sempre di rosa, però volevo essere minuta. […]

  • […] ad un equilibrio che sia indipendente da obiettivi irraggiungibili. (sullo stesso tema leggi Volevo essere minuta su […]

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