Se il virtuale diventasse reale

Se il virtuale diventasse reale

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Il virtuale è al tempo stesso il regno del possibile e dell’impossibile. Più precisamente, il virtuale è il regno dove l’impossibile diventa possibile.

Secondo il vocabolario Treccani, una delle definizioni della parola virtuale è la seguente:

[…] Con particolare riferimento alla realtà virtuale, detto di cosa o attività frutto di un’elaborazione informatica che pur seguendo modelli realistici non riproduce però una situazione reale.

E’ realistico gridare ad una folla di sconosciuti brevi frasi ad effetto, ma non è una situazione reale: è il modello di conversazione e interazione virtuale proposto da Twitter ai suoi milioni di utenti.

Il web pullula di virtuale. Si può azzardare che ogni social network, nel riprodurre un modello di interazione online, propone una realtà virtuale, per il semplice fatto che ogni comportamento viene riproposto in uno spazio non fisico, fatto di byte e pixel, dove i comportamenti degli utenti rispondono alle leggi di una comunità digitale e sono un eterno “come se“.

Pinterest, ad esempio, esorta tutti i suoi utenti a collezionare fotografie, disegni e illustrazioni come se avessero a disposizione una infinita bacheca appesa alle pareti di una stanza aperta a tutti, amici e sconosciuti.

Tumbler offre ai suoi utenti la possibilità di esprimere le proprie riflessioni e la propria creatività come se stessero scrivendo su un diario indiscreto, perennemente alla portata di tutti.

Linkedin invita tutti i professionisti a sfoggiare un’immagine credibile e positiva, a distribuire a destra e a manca il proprio bigliettino da visita e a decantare le proprie qualifiche professionali, come se stessero tutti partecipando ad un interminabile job meeting.

Ma come sarebbe il virtuale se diventasse reale? Il popolo del web, sempre animato da grande autoironia, ha spesso provato a darsi delle risposte.

Probabilmente i nostri tweet, in real life, ci farebbero sembrare dei pazzi che gridano frasi random in mezzo alla folla.

E Facebook rischierebbe di crearci qualche piccolo problema, con i suoi continui update che arrivano di punto in bianco a dettar nuove leggi in casa nostra.

Ovviamente il virtuale non è solo online, o quanto meno non è necessariamente online. Basti pensare, ad esempio, agli innumerevoli videogiochi che riescono a rapire per ore la fantasia degli appassionati, portandola in una dimensione altra, finta ma in qualche modo verosimile, impossibile ma tutto sommato immaginabile.
Restando in campo videogames, come sarebbero nella vita reale i protagonisti di Assassin’s Creed? Come sarebbe una loro avventura nella Parigi vera, dei giorni nostri?
Un gruppo di atleti ha provato a soddisfare questa curiosità, con una sorprendente performance di parkour che lascia a bocca aperta: Assassin’s Creed nella vita reale sarebbe spettacolare, emozionante, da brividi.

Su YouTube e Vimeo ci sono moltissimi video che provano a immaginare un mondo in cui il virtuale diventa reale. Molti di questi video mi hanno fatto sorridere, molti altri mi hanno stupito. Tutti mi hanno fatto riflettere. E alla fine mi sono convinto che il virtuale è una dimensione ormai necessaria per l’uomo contemporaneo. Abbiamo bisogno di realtà virtuali e di spazi virtuali di incontro e interazione, valvole di sfogo per la nostra fantasia e strumenti di espressione per personalità sempre più complesse ed esigenti, che non sanno più farsi bastare la chiacchiera al bar e vogliono superare ogni distanza, ogni limite geografico, ogni barriera tra il possibile e l’impossibile.

E abbiamo bisogno che il virtuale resti tale, per far spazio a quelle propaggini di noi che non trovano più collocazione nella verità e nella contingenza del qui ed ora.

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