Contro la violenza sessuale: le foto di Esther Mbabazi

Contro la violenza sessuale: le foto di Esther Mbabazi

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La fotografia è uno strumento potente, capace di conservare ricordi, raccontare storie, scuotere le emozioni. Non sorprende, quindi, che sia spesso utilizzata come veicolo di sensibilizzazione, mezzo a cui affidare messaggi importanti e battaglie sociali. Abbiamo già avuto occasione di citare alcuni progetti fotografici pregni di messaggi sociali, come quello di Tsoku Maela sulla lotta alla depressione o quello di Leland Bobbé sull’identità di genere.
Oggi aggiungiamo un nuovo tassello al nostro racconto, scoprendo il progetto fotografico di Esther Mbabazi dedicato alla battaglia contro la violenza sessuale.

contro la violenza sessuale, foto di Esther Mbabazi

Esther Mbabazi è una giovane fotografa ugandese che ha deciso di immortalare nei suoi scatti i tormenti, il dolore e la solitudine delle vittime di violenza e abuso sessuale. Attraverso le sue foto, Esther racconta anche lo sforzo delle vittime che cercano di rialzarsi e di riemergere da un mondo di tenebre e oscurità, lo sforzo di tornare a camminare alla luce del sole, a testa alta. Significativo, a questo proposito, è il titolo del progetto fotografico: Shadowed.

Protagonisti degli scatti sono ballerine e danzatori di Kampala, che hanno prestato la loro arte e l’hanno messa al servizio dell’obiettivo fotografico, facendosi testimoni e portavoce di storie di violenza rimaste taciute fin troppo a lungo. Nelle foto di Shadowed ci sono volti segnati dal dolore, espressioni di sofferenza che cercano di tessere un dialogo silenzioso e sofferto con lo sguardo dell’osservatore. “Ho visto molti progetti fotografici sulla violenza sessuale in cui le vittime sono fotografate con il volto coperto o girate di spalle. Credo che noi artisti abbiamo il compito di pensare a come raccontare storie in modo creativo, senza la necessità di mettere la vittima in un’altra situazione di difficoltà”. Con queste parole, l’autrice degli scatti  spiega la scelta di ricorrere a dei danzatori per una ricostruzione emotiva di storie reali, senza però esporre le vere vittime allo sguardo indiscreto della macchina fotografica.

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In Shadowed si celebra quindi un connubio artistico fortunato, quello tra la fotografia e la danza. E la scelta di affidare il racconto degli episodi di violenza a un gruppo di danzatori non è casuale. Tumwebaze Daphine, ballerina e attivista sociale, spiega così la sua partecipazione al progetto: “L’arte può aiutare molto a ridurre la frustrazione. La danza, in particolare, è una terapia che mette in contatto con l’anima, è una forma di lotta, un modo di esprimere e gestire la sofferenza”.

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Quella della violenza sessuale è una vera e propria piaga sociale, se si considerano le stime dell’OMS secondo cui una donna su tre ha subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita. Altri dati divulgati da ONU Women rivelano come molte delle vittime di abusi e violenza sessuale ricorra all’appoggio e al conforto di amici e parenti, cercando nel proprio ambiente familiare quell’aiuto che spesso le istituzioni non riescono a offrire. Spesso, quindi, le storie di violenza non superano la cerchia ristretta che la vittima raccoglie attorno a sé, passando così sotto silenzio. Un silenzio che Esther Mbabazi vuole infrangere: “Shadowed osserva una persona mentre si decompone per colpa dell’ingiustizia di un atto di violenza sessuale e fisica. Una parte della persona che è spezzata all’interno, ma che può essere ancora ricostruita con l’appoggio dei familiari e delle persone che si preoccupano per lei. Tuttavia, con questa serie di scatti ho voluto spingermi oltre, perché credo che come fotografa sia mia responsabilità fare in modo che il pubblico veda, pensi e agisca su temi che credo necessitino di essere visti, discussi e risolti”.

‘Shadowed’- A photographic story about Rape

Il danzatore Robert Ssempijja, uno dei protagonisti di Shadowed, ricorda che il problema della violenza sessuale non colpisce solo le donne: anche gli uomini, talvolta, posso esserne vittime silenziose

Esther Mbabazi, con il suo lavoro, spera quindi di sollevare una discussione e un dibattito pubblico su un problema che dovrebbe essere di portata internazionale, ma che spesso non riesce nemmeno a superare le pareti di casa. Un problema che in Uganda (il Paese d’origine della fotografa) ha un peso veramente enorme: più del 50% delle donne ugandesi ha subito almeno una volta nella sua vita danni fisici o violenza sessuale da parte del proprio partner.

Photo Credits: Esther Mbabazi

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