Unioni civili, l’approvazione tra entusiasmo e indignazione

Unioni civili, l’approvazione tra entusiasmo e indignazione

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Giovedì 25 febbraio, il Senato italiano ha approvato la fiducia al maxiemendamento sulle tanto attese unioni civili. 173 voti a favore, contro i 71 voti contrari. Adesso il testo passerà al vaglio della Camera, ma il Paese già grida alla vittoria. Si festeggia un traguardo importantissimo, storico direbbe qualcuno. Perché effettivamente l’approvazione del maxiemendamento sulle unioni civili segna una pagina decisiva nella storia della società italiana, che sembra finalmente destarsi da un eterno torpore fatto di bigottismo, miopia e discriminazioni.

Lo stesso Matteo Renzi ha dichiarato: “La giornata di oggi resterà nella cronaca di questa legislatura. E nella storia del nostro Paese“.

Potranno giovare delle unioni civili le coppie omosessuali, che acquisteranno diritti e doveri fino ad ora preclusi. Lo stesso 25 febbraio, la senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria del maxiemendamento, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook uno schema chiaro ed esplicativo sui principali diritti e doveri introdotti con la regolamentazione delle convivenze e delle unioni civili.

unioni civili e convivenze

Nel salutare l’importante traguardo raggiunto il 25 febbraio, la stessa Cirinnà ha però rimarcato quella nota di delusione e di rammarico che accompagna gli entusiasmi delle ultime ore:

È un primo passo, una vittoria con un buco nel cuore. Questa è una legge importantissima ma penso anche ai figli di tanti amici. Ora dobbiamo fare un secondo passo, siamo a metà della scala.

Il buco nel cuore cui fa riferimento la Senatrice è quello causato dallo stralcio della norma sulla stepchild adoption, sacrificata per far passare una legge che altrimenti rischiava di inabissarsi nell’ostruzionismo di quelle forze politiche che hanno remato contro il ddl Cirnnà, ormai sostituito da quel maxiemendamento che non piace proprio a tutti.

All’interno dello stesso movimento LGBT c’è stata una frattura, tra chi considera comunque un traguardo e una vittoria l’approvazione del maxiemendamento e chi lamenta un compromesso troppo basso da parte delle forze politiche in campo. Non è facile lasciarsi andare all’entusiasmo se si pensa, in effetti, ai diritti dei bambini di quelle famiglie omogenitoriali che sono già una realtà di fatto. Diritti che sono stati trattati alla stregua di merce di scambio da parte di quelle stesse forze politiche che hanno usato il banco delle unioni civili per giochi di potere. Col risultato di aver svilito una battaglia che doveva essere di civiltà, ma che ha raggiunto spesso momenti di profondo imbarazzo.

Non è facile lasciarsi andare all’entusiasmo se si pensa che, alla fine, l’ha spuntata Alfano, il quale pur di non equiparare le unioni civili al matrimonio ha ottenuto che dal maxiemendamento venisse abolito l’obbligo di fedeltà tra i partner.

Non è facile lasciarsi andare all’entusiasmo se si pensa che, per settimane e settimane, uomini e donne omosessuali hanno dovuto assistere a quel triste teatrino che è il dibattito su ciò che è loro concesso e su ciò che è loro proibito, il dibattito sulle loro qualità di partner e di genitori. Consiglio, a questo proposito, la visione di un monologo sull’omofobia della drag queen irlandese Panti Bliss. Risale a qualche anno fa ma è sempre attuale:

Vi sarà capitato di tornare a casa la sera, accendere la TV e vedere un gruppo di persone gentili, rispettabili e intelligenti, il genere di persone che tiene rapporti di buon vicinato, che scrive per i giornali. Sono tutti seduti comodamente e fanno un dibattito ponderato in TV, un dibattito ponderato su di te, su che genere di persona sei, se sei in grado o no di essere un buon genitore, se vuoi o meno distruggere il matrimonio, se sei o meno una presenza pericolosa per i bambini, se Dio stesso pensa o meno che tu sia un abominio, se sei o meno intrinsecamente disordinato. Anche la graziosa presentatrice, che sentite come un’amica perché in TV è sempre gentile con tutti, pensa che sia perfettamente normale avere un dibattito ponderato su di te, su chi sei e su quali diritti meriti oppure no. Questo è opprimente.

I giorni trascorsi in attesa dell’approvazione del ddl Cirinnà sono stati opprimenti, così come è stato opprimente assistere al maneggiamento di quel decreto, che ha perso pezzi importanti lungo la strada e che oggi appare agli occhi di molti come una legge monca.

Eppure. Eppure le cose stanno cambiando ed io, pur riconoscendo la gravità di quel pasticcio combinato dalla politica nostrana, non posso non sentirmi grato per questo cambiamento. Che non è quello della classe dirigente, che sarà sempre tanti passi indietro rispetto alla realtà del Paese. Sono grato per il cambiamento che è nell’aria, sono grato per la gente – gay o etero che sia – che non ne può più, sono grato per le nuove generazioni che dimostrano sempre più coraggio ed emancipazione. Sono grato perché possono anche togliere l’obbligo di fedeltà dalle unioni civili, ma queste saranno sempre più spesso viste e sentite da tutti come un matrimonio a tutti gli effetti. Si inizia a fare ordine nelle cose (con un pauroso ritardo, ma meglio tardi che mai) per arrivare a fare ordine e chiarezza nella mente e nella percezione delle persone.

diritti unioni civili

Entusiasmo e indignazione riescono a convivere all’interno di un movimento, quello LGBT, che continua a pagare sulla propria pelle il prezzo di una politica spesso incivile ma che pur sente di essere su una strada che porta verso il progresso e il cambiamento. E così sarà, credo, ancora per tanto tempo. Tanta strada c’è ancora da fare (la Cirinnà ha già annunciato, ad esempio, la preparazione di un nuovo ddl sulle adozioni gay) e questa strada sarà probabilmente costellata costantemente da entusiasmo e da indignazione al tempo stesso.
Perché forse sono queste due forze che stanno alla base di ogni movimento di emancipazione: entusiasmo e indignazione.

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