La storia di Tiziana Cantone e la cultura dell’umiliazione

La storia di Tiziana Cantone e la cultura dell’umiliazione

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Quello di Tiziana Cantone è un nome diventato tristemente noto, finito al centro di una torbida vicenda di umiliazione pubblica finita nel peggiore dei modi. L’incubo della ragazza è cominciato quando hanno iniziato a circolare in rete alcuni video che la vedevano protagonista, dal contenuto sessuale esplicito. Uno di questi video è diventato un vero e proprio tormentone della Rete, a causa di una frase della ragazza diventata virale: “Stai registrando? Bravo!“.

Sì, il ragazzo con cui Tiziana stava facendo sesso stava registrando tutto. Peccato che quelle registrazioni sarebbero poi finite online, pubblicate su Internet e offerte alla mercé di milioni di sconosciuti che hanno iniziato a riderci su. Su Tiziana Cantone e su quel “Stai registrando? Bravo!” sono stati creati meme, vignette, addirittura hanno realizzato delle t-shirt che pretendevano forse di essere divertenti.

Ma la storia di Tiziana si è conclusa senza sorrisi e senza felicità. Si è conclusa il giorno in cui la ragazza si è tolta la vita impiccandosi, sfinita dalla pubblica umiliazione e distrutta da quel tritacarne mediatico in cui era finita.

Tiziana Cantone

Sulla vicenda di Tiziana Cantone ho letto online tanti commenti e tante riflessioni. Alcuni puntano il dito sul genere maschile, come se solo gli uomini e tutti gli uomini abbiano fabbricato la mortale macchina della vergogna e dell’umiliazione che ha travolto la ragazza. Altri ancora liquidano in fretta la questione con quel crudele e patetico “se l’è andata a cercare“, che ormai sentiamo ripetere troppo spesso di fronte a simili tragedie.

Uno dei contenuti più costruttivi in cui mi sia imbattuto è stato pubblicato su Facebook da un mio contatto, che ha condiviso un discorso tenuto da Monica Lewinsky nel marzo 2015. L’intervento della Lewinsky, affidato al palco dei TED, è intitolato “Il prezzo della vergogna” ed è proprio incentrato sull’onta pubblica che corre sui fili del Web.
Di sicuro Monica Lewinsky sa cosa significa trovarsi al centro di una storia torbida divenuta presto di dominio pubblico: lo scandalo sessuale che ha visto protagonista lei e l’allora presidente USA ha fatto letteralmente il giro del mondo e il nome della Lewinsky è diventato famoso dappertutto, accompagnato da una serie di epiteti poco gentili.

Per me ha significato dal giorno all’indomani passare da personaggio completamente privato a personaggio pubblicamente umiliato in tutto il mondo. Sono stata il paziente zero a perdere la reputazione su scala globale quasi istantaneamente.

Il discorso di Monica Lewinsky dura una ventina di minuti, ma sarà tempo ben speso: consiglio a tutti di vederlo attentamente. Perché il discorso della Lewinsky offre una interessante prospettiva da cui guardare le cose e da cui ripensare alla vicenda di Tiziana Cantone. Non solo: le parole della Lewinsky sono un prezioso spunto di riflessione sulla società in cui viviamo, su quella che il professor Nicolaus Mills definisce cultura dell’umiliazione.

La crudeltà verso gli altri non è una novità, ma, online, la vergogna tecnologica viene amplificata, senza limiti e permanentemente accessibile. L’eco dell’imbarazzo si estendeva solo alla famiglia, al villaggio,alla scuola o alla comunità, ma ora anche alla comunità online. Milioni di persone, spesso anonime,possono pugnalarvi con le loro parole, ed è molto doloroso, non ci sono limiti al numero di persone che possono osservarvi pubblicamente ed esporvi al pubblico ludibrio. Il prezzo della pubblica umiliazione è molto personale, e la crescita di Internet ha alzato quel prezzo.

Cyberbullismo, revenge porn, violenza psicologica, umiliazione pubblica: Internet ha reso queste armi pericolose e letali, conferendo loro una vastissima portata. Con i social media, poi, la nostra vita si fa sempre meno privata e diventa sempre più pubblica. Con conseguenze che, a volte, potrebbero sfuggirci di mano.

Il tema della vergogna e della pubblica umiliazione mi ha fatto molto riflettere. Tiziana Cantone si è probabilmente fidata delle persone sbagliate, ha forse commesso qualche leggerezza e si è trovata dall’oggi al domani a vivere nell’incubo della vergogna pubblica. Questo non la rende una persona peggiore di noi. Tiziana è stata solo più sfortunata, o più ingenua. Ha vissuto la sfortuna della condivisione pubblica di un lato della sua vita che doveva restare privato, che le provocava vergogna. E chi mai non ha collezionato, in vita sua, un paio di momenti imbarazzanti? Esiste forse qualcuno che non provi vergogna di qualcosa? Non abbiamo forse, noi tutti, segreti grandi o piccoli che teniamo nascosti, all’oscuro, ben attenti che diventino di pubblico dominio?

La prossima volta che Internet ci offrirà un caso di ludibrio condiviso su larga scala, sulla pelle di qualcuno, fermiamoci a riflettere su questo: quella persona potremmo essere noi. Quella persona, forse a molti chilometri di distanza da noi, starà letteralmente morendo di vergogna. Quella persona non esiste solo in pixel, non è un meme. Forse è questa la trappola più pericolosa di Internet. Nella sua smaterializzazione dei contenuti, il Web ci fa dimenticare delle persone in carne e ossa, che vivono e soffrono – e si vergognano e si umiliano – esattamente come noi.  Ricorda Monica Lewinsky nel suo discorso, riferendosi alla ragazzina che era alcuni anni fa: “Era facile dimenticare che quella donna era in carne e ossa, aveva un’anima, e una volta era integra“.

Invito tutti a riflettere su un’altra cosa, su quanto spietata sia la cultura dell’umiliazione se calata in una società come quella italiana. Come ha scritto Roberto Saviano in un suo post su Facebook,

Tiziana non è morta per la sua leggerezza o per qualcosa che ha fatto, ma perché in Italia con il sesso si ha un rapporto incredibilmente morboso. È morta, si è uccisa, perché donna in un Paese in cui le donne di sesso non devono parlare, non ne devono scrivere, devono praticarlo con timidezza, di nascosto. E se lo fanno con disinvoltura e ne godono questo è sconveniente, peccaminoso.

Secondo Saviano, Tiziana è stata uccisa dalla bigotteria italiana. E questa è una provocazione su cui dovremmo riflettere a lungo. Quanto pesa l’umiliazione pubblica in una società come la nostra, dove alcuni tabù sono ancora forti e dove il bigottismo domina le nostre conversazioni e i nostri pensieri? E quanto è più gravoso il peso della vergogna pubblica per le donne, che qui in Italia se non sono sante sono subito puttane?

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