A volte, i social media sono dei posti orribili

A volte, i social media sono dei posti orribili

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Mi scuso in anticipo per lo sfogo. Sì, perché questo post è uno sfogo. Su un argomento di cui sicuramente è stato già scritto, su una triste realtà contro la quale ci siamo arrabbiati già diecimila volte. Ma proprio non ce l’ho fatta a trattenere le dita, che già correvano a protestare sulla tastiera del pc.

I social media, a volte, sono dei posti orribili. Perché ti fanno fare incontri con gente orribile, quelle persone che nella vita reale scanseresti e terresti a mille miglia di distanza. Ogni tanto i social media sono dei posti orribili, perché incrociano la mia strada con i commenti e gli interventi di gente razzista, omofoba, ignorante, violenta, o più semplicemente stupida e grossolana.

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Un mene, per sdrammatizzare un po’

E se è vero che sui social media puoi scegliere e selezionare i tuoi contatti, è anche vero che tra un post Facebook commentato da cento utenti e un retweet su Twitter, prima o poi ti capita di imbatterti in qualche bestialità che ti manda in collera le budella. E no, non mi riferisco solo ai volti noti del bel Paese, ormai rinomati per il loro atteggiamento da cyberbulli (qualcuno ha nominato Gasparri?). Mi riferisco soprattutto a quella schiera di persone qualunque, nomi, cognomi e nickname che non ci dicono nulla, che potrebbero essere i nostri vicini di casa o i nostri colleghi di lavoro, gente che incrociamo per strada e che sui social media dà spazio alla sua indole peggiore.
A volte non si tratta nemmeno di troll in senso stretto. Si tratta di persone che condividono il loro pensiero. Un pensiero che però ci porta indietro anni luce da qualsiasi progresso sociale e ideologico sia stato raggiunto, un pensiero che definire gretto sarebbe un eufemismo.

Se pensate che stia esagerando, vi propongo di prendere in esame un caso di cronaca abbastanza recente: la liberazione di Greta e Vanessa, le due volontarie italiane che erano state rapite in Siria. La notizia della loro liberazione è stata ovviamente data da tutti i quotidiani e siti d’informazione italiani e nel giro di poche ore è stata accolta con una valanga di commenti offensivi su Facebook e Twitter. C’è stata una vasta carrellata di pessimo gusto: dalle illazioni sul sesso consenziente con i guerriglieri siriani (qualcuno ha nominato Gasparri?), ai moti di rabbia per l’ipotetico riscatto pagato, alle offese più becere e gratuite, non scevre da quel disgustoso maschilismo a cui certi maschi italiani non riescono proprio a rinunciare.

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E vogliamo parlare della pioggia di commenti razzisti e anti-musulmani che si è scatenata dopo gli attentati terroristici alla redazione parigina di Charlie Hebdo? No, vi prego, non parliamone più.

L’abitudine ai commenti orrendi non riguarda solo i fatti di cronaca più seri e impegnati. Anche notizie più frivole e leggere sono, per taluni, occasione ghiotta per ricordarci quanto imbarazzante possa essere l’italiano medio sui social network. Recentemente Wired Italia ha pubblicato un articolo su un argomento apparentemente innocuo: l’abitudine degli uomini di fare pipì in piedi. L’autrice del pezzo sostiene che sarebbe più igienico se gli uomini si decidessero una buona volta a far pipì seduti, cosa che ha profondamente urtato la sensibilità di molti utenti maschi, che su Facebook si sono sentiti in dovere di difendere la propria virilità e la propria libertà di urinare come preferiscono. Ho trovato già profondamente imbarazzante per tutto il genere maschile che in molti si siano sentiti minacciati nella propria virilità da una cosa così sciocca. Il tono volgare di alcuni commenti, poi, è stata la ciliegina su una torta che non fa gola proprio a nessuno.

 

Dopo alcuni giorni di disintossicazione da Facebook, pensavo di essere sul punto di ritrovare la calma, quando mi sono imbattuto nel post di un mio contatto che riportava lo shockante commento di un utente, che si vantava di aver picchiato per 15 minuti una ragazzina di quattordici anni, rea di avergli rubato il portafoglio.

Potrei citare molti altri esempi, ma forse è meglio finirla qui. Anzi, ora sono anche un po’ pentito per essermela presa contro i social media. Facebook, Twitter e compagnia bella non centrano un granché. I social media sono solo delle finestre sul mondo. E il mondo sì che è un posto orribile, a volte.

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