Social media, sesso e censura

Social media, sesso e censura

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Alcuni giorni fa mi sono imbattuto in un articolo dell’Huffington Post riguardante una campagna sul condom femminile che è stata censurata su Facebook. L’organizzazione Tea Time and Sex Chats dell’università di Chicago, attiva nel campo dell’informazione e dell’educazione sessuale, aveva postato su Facebook un video animato informativo sull’uso del condom femminile, ma il video è stato presto bannato dal social, perché “contrario ai termini di servizio“.

Come riporta l’Huffington Post, le reazioni dell’associazione e in generale degli utenti Facebook sono state dure: indignazione generale per una censura ritenuta stupida e bigotta, tanto più perché il video censurato tratta una tematica importante come è appunto la prevenzione sessuale.

Effettivamente il video non contiene alcuna immagine scandalosa e mi risulta difficile immaginare qualcuno che possa ritenersi offeso dalla circolazione in rete di un breve cartoon sull’uso del condom femminile.

Incuriosito dall’episodio, sono andato a sbirciare tra i termini di servizio del noto social network e ho trovato una sintetica pagina sugli “standard della comunità di Facebook“. Un paragrafo riguarda nello specifico i contenuti di nudo e sesso, e riporta quanto segue:

Facebook applica una politica molto severa in materia di condivisione di contenuti pornografici e con riferimenti espliciti al sesso, specialmente nel caso in in cui siano coinvolti dei minorenni. Imponiamo anche delle limitazioni alla pubblicazione di immagini di nudità. È nostra intenzione rispettare il diritto delle persone di condividere contenuti importanti per loro, siano essi fotografie di una scultura come il David di Michelangelo o foto di famiglia di una madre che allatta al seno il figlio.

La regola di per sé suona abbastanza condivisibile, anche se forse è applicata in maniera un po’ troppo miope se un video animato sulla prevenzione sessuale viene trattato alla stregua di un video pornografico.

Di certo i volontari del Tea Time and Sex Chats non hanno avuto lo stesso problema su Twitter, che a differenza di Facebook è – come dire – molto molto più permissivo. Su Twitter è facile trovare contenuti multimediali espliciti, e non mi riferisco solo alle foto di nudo che qualcuno può aver postato questa estate dalla sua spiaggia nudista preferita. I contenuti pornografici vengono ampiamente tollerati su Twitter, tant’è che molti account si dedicano esclusivamente all’arte – non troppo sofisticata – del sesso esplicito.

Sex hashtag

Situazione simile su Tumblr, dove molti utenti da tutto il mondo hanno dato una piega particolarmente piccante ai loro blog.  Se state facendo una ricerca su Tumblr con una parola chiave un po’ ambigua e non volete imbattervi in contenuti hot, nessuna paura: basta attivare il filtro che blocca la visualizzazione dei contenuti per adulti e i vostri occhi non si poseranno su corpi nudi e foto che non lasciano nulla all’immaginazione.

Pare che su Tumblr l’ultima frontiera dei contenuti piccanti siano le gif animate hot, ma non mi sembra il caso di approfondire la questione: gli interessati potranno svolgere da sé le ricerche del caso…

filtro Tumblr che blocca i contenuti per adulti

Per attivare o disattivare il filtro di Tumblr per i contenuti sessualmente espliciti, basta cliccare sull’icona a forma di lucchetto presente nella pagina delle ricerche

 

Per quanto riguarda Pinterest e Instagram, le cose sono cambiate nel corso del tempo. C’erano giorni – giorni felici, per alcuni – in cui circolavano liberamente su entrambi i social network contenuti sessualmente espliciti o foto di nudo integrale. Poi i controlli si sono fatti più severi ed è calata sia su Pinterest che su Instagram la mannaia della censura. Cosa che ha reso insoddisfatti molti utenti, delusi soprattutto dalla censura introdotta su Instagram, il regno della fotografia amatoriale.

Qualche mese fa Scout Willis, la figlia di Demi Moore e di Bruce Willis, intraprese una battaglia personale contro la censura su Instagram, rivendicando a gran voce il diritto degli utenti di postare foto di nudo e sostenendo che non sempre il nudo è sinonimo di pornografia. Per rendere ancora più incisiva la sua protesta, la signorina Willis si cimentò in una passeggiata a seno nudo per le strade di New York, ironizzando: “È legale a NY ma non su Instagram“.

Le foto della sua passeggiata in topless furono pubblicate su Twitter, dove – ovviamente – non sono mai state censurate.

Si sa: sul Web circolano un sacco di contenuti sul sesso – foto, video, illustrazioni, gif, eccetera – e ci è voluto pochissimo prima che questi contenuti arrivassero sui social media. Ogni social ha le sue politiche e applica regole più o meno severe su questo tipo di contenuti. Ma credo, in ultima analisi, che il vero controllo sia nelle mani degli utenti. Non importa quali regole siano state dettate: l’utente più pruriginoso riuscirà sempre a trovare qualcosa di sconcio anche sull’ipercontrollato Facebook, così come l’utente più casto potrà stare lontano anni luce dal porno anche passando giornate intere su Twitter.

Omnia munda mundis, scrisse un tempo qualcuno…

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