I social media sono per i duri

I social media sono per i duri

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Essena O’Neill è una giovane modella australiana. Abbiamo imparato a conoscerla solo ultimamente in Italia grazie al rilancio forsennato del suo annuncio: i social media non raccontano la verità, tutto quello che blogger e web celebrity mostrano è accuratamente studiato.

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Essena a soli 20 anni aveva creato un impero fatto, tra le varie cose, di foto quotidiane sul suo profilo Instagram, tutte sponsorizzate e per le quali veniva pagata migliaia di dollari.

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Tutti si son meravigliati delle tariffe, ma solo perché siamo molto meno furbi delle nuove generazioni. I millennial ben conoscono il meccanismo delle sponsorizzazioni nei video Youtube, foto Instagram, Facebook e tweet. Non a caso in un sondaggio tra i giovani inglesi il lavoro più desiderato è quello dello Youtuber: minimo sforzo (almeno così pensano loro) e soldi facili, Zoella docet.

Essena, intanto, ha deciso che questo mondo non faceva più per lei, lo ha annunciato su Youtube in un video cliccatissimo e ha ripostato su Instagram le sue foto più vecchie spiegando che era tutto finto, ogni posa studiata e ripetuta migliaia di volte, ogni capo indossato una sponsorizzazione.

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La riflessione che ne è nata sui media italiani? I social network sono il male e non dobbiamo credere a tutto quello che vediamo, peccato che lo stesso identico ragionamento possa essere applicato anche a tv e cinema. Il discorso è sempre lo stesso: non è il mezzo ad essere malato, ma i meccanismi umani che sono nati e si sono modellati su quei media.

Non è facile combattere ogni giorno con i malumori, le difficoltà della vita, i soldi che non arrivano e confrontarsi poi con youtuber in ville faraoniche, sempre in viaggio tra New York, Londra, Dubai, con mille macchine e prodotti moda e beauty da provare. Ma niente è mai come sembra, bisogna entrare in quest’ottica di idee.

Essena ha spiegato per filo e per segno l’infelicità di dover fingere sempre e comunque, seppure tra agio e lusso. Bisogna anche rendersi conto, però, che questo è un lavoro, che si producono contenuti, più o meno di qualità, di cui il pubblico usufruisce. Più pubblico ti segue e più gli sponsor ti amano, se poi i contenuti peggiorano allo sponsor interessa relativamente, l’importante è che ci siano i numeri.

Il paradosso è, però, che Essena sia diventata ancora più famosa con questo exploit, creando poi i soliti sospetti: ma non sarà mica una mossa pubblicitaria? Lei, intanto, ha aperto un nuovo sito che spiega il perché delle sue scelte new age ed ha avviato una nuova campagna per spiegare il suo punto di vista:

“Culture creates validation and insecurity,” she said in a video on the website. “I did everything in my power to prove to the world that ‘Hey, I’m important’ … I was miserable because of numbers I saw on a screen. Even with all these followers, I don’t know what is real and what is not.”

da Mashable.

Let’s be game changers è il progetto e c’è una serie di link interessanti che dimostrano come il web e i social network non sono solo ostentazione e marketing, ma anche un posto dove imparare e confrontarsi.

Eppure ci sarà sempre chi dipende totalmente dal meccanismo dei social e dall’approvazione di massa che solo il popolo del web sa darti. Cassi Van Den Dungen per esempio, un’altra modella australiana e Instacelebrity in un momento di dramma assoluto non ce l’ha fatta più e si è lamentata di come il suo pubblico di adoranti si sia dimostrato poco reattivo.

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(credits: Dazed and Confused)

Solo 14 like per una foto su Instagram è davvero poco per una come Cassi.

Ma ricordatevi, sul web non si sopravvive solo con i grandi numeri e lo dimostra il fatto che tutte le più grandi macchine macina successi (fashion blogger, beauty & lifestyle guru) sviluppano progetti figli del loro personal branding: brand di moda, collezioni di make up, programmi con radio, tv, enti.  Refinery29, per esempio, racconta alcuni esempi di fashion blogger di successo che affiancano altre attività a quella del blog.

Insomma, i 14 like solitari su Facebook sono sempre dietro l’angolo e solo gli imprenditori di sé stessi, quelli veri, sopravviveranno. Essere un blogger/web celebrity è un mestiere difficile, bisogna avere fiuto per gli affari e studiare. La bellezza e le pose da donna fatale non sono proprio tutto.

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