Social media: cos’è veramente inappropriato?

Social media: cos’è veramente inappropriato?

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Il senso del pudore è cambiato e continua a cambiare nel corso del tempo. Cose che tanti anni fa facevano gran scalpore, vanno oggi per la maggiore in tv, nelle edicole, sugli schermi dei nostri smartphone.
Se c’è una cosa che ha contribuito fortemente all’evoluzione e trasformazione del collettivo senso di pudore, quella cosa è senza dubbio internet. Il Web ha aperto innumerevoli finestre sul mondo intero, alle quali hanno potuto affacciarsi anche gli abitanti delle province più remote – e bigotte.

In questo senso, internet ha un po’ ereditato quel ruolo che anni fa era della TV; ha fatto irruzione nella vita di tutti noi portando con sé storie di emancipazione, anticonformismo, sesso, droga, violenza e molte altre cose che, nel bene e nel male, hanno trasformato il nostro senso del pudore.

Questo non significa che oggi come oggi – nel 2015 d.C. – tutto sia lecito e tutto sia concesso. Alcuni argomenti sono ancora considerati sensibili, alcuni tabù sono ancora resistenti e su molti social media vige ancora un controllo sui contenuti inappropriati. Il punto è però questo: non tutti hanno le stesse idee su cosa sia inappropriato e cosa sia normalmente accettabile.

Dicembre 2014: Facebook censura il video promozionale di Vedo Nudo, il party di Capodanno organizzato dal Cassero di Bologna

Il senso del pudore è cambiato velocemente e la trasformazione ci ha un po’ colti impreparati, al punto che non abbiamo ancora trovato una risposta unanime al quesito: cos’è veramente inappropriato?

Prendiamo i social media, ad esempio. Su alcuni (Twitter, Tumblr) non c’è da discutere tanto, giacché lasciano campo libero alla pubblicazione di contenuti di ogni sorta, compresi quelli sessualmente espliciti. Per altri social media, il controllo dei contenuti sensibili è ancora una bella gatta da pelare.

Abbiamo già parlato, in questo blog, di un un video animato informativo sull’uso del condom femminile che è stato censurato da Facebook, perché “contrario ai termini di servizio“ del social. Il video animato non conteneva alcuna scena sessualmente esplicita ed in tanti hanno protestato per la censura assurda di un inoffensivo contenuto sulla prevenzione sessuale. Più recente è il caso di una fotografia pubblicata sulla pagina Facebook del Ministero della Cultura Brasiliana che ritrae due indios seminudi: un uomo e una donna dal seno scoperto. Facebook ha censurato la fotografia a causa di quel seno nudo, una scelta che ha fatto infuriare il governo brasiliano, che ha mosso azioni legali contro il social media. Non tutti i nudi sono uguali, non tutti fanno scalpore allo stesso modo: la foto dei due indios è una foto di repertorio risalente al 1909, un vero e proprio reperto storico, difficilmente assimilabile ai tanti contenuti pornografici che alcuni utenti cercano di piazzare sulle proprie pagine Facebook.

La foto degli indios censurata da Facebook

Juca Ferreira, ministro della cultura del Brasile, accanto alla foto censurata da Facebook

Ma d’altronde il social network di Mr Zuckerberg se la prende anche con il mondo dell’arte. Un insegnate francese si è visto censurare un post pubblicato sulla sua pagina Facebook ritraente il celebre dipinto “L’origine del mondo“. La nota vagina dipinta da Gustave Courbet nel 1866 è stata classificata come contenuto inappropriato e il post in questione è stato prontamente rimosso da Facebook. Possibile che un dipinto dell’Ottocento debba suscitare scandalo ancora oggi, nonostante tutti ne apprezzino ormai il valore artistico e simbolico? Il professore non ci sta ed è ben deciso a portare il caso in tribunale: l’Alta Corte di Parigi giudicherà l’accaduto in un’udienza fissata per il 21 maggio.

Courbet - L'origine del mondo

L’origine del mondo, di Gustave Courbet (1866)

Il confine tra cosa sia lecito e cosa sia inappropriato è labile anche se non parliamo di sesso e nudo. Giorni fa Facebook ha rimosso le foto di un bambino nato prematuro e senza cavità nasali, a causa di una rara malformazione. La mamma ha voluto raccontare su Facebook la sfida del piccolo Timothy, che già neonato ha dovuto subire una serie di delicatissimi interventi. Ma le foto del piccolo sono state censurate, suscitando lo scandalo e la rabbia non solo della famiglia, ma anche di tutti gli utenti che avevano preso a cuore la triste storia del bambino senza naso. Anche a seguito delle numerose proteste, Facebook ha poi ripristinato le foto censurate, utilizzate poi da un amico di famiglia anche per sollecitare gli utenti a partecipare a una raccolta fondi di beneficenza, per aiutare i genitori di Timothy a far fronte alle ingenti spese mediche.

Facebook non è il solo social media a fare i conti con la censura e con le annesse polemiche degli utenti. Abbiamo già raccontato la battaglia di  Scout Willis contro Instagram, il social che aveva rimosso una sua foto a seno nudo. In questi giorni, Instagram ha fatto ancora parlare di sé, per aver censurato una foto ritraente una ragazza coi pantaloni macchiati di sangue mestruale. Lo scatto era stato pubblicato da una ragazza indiana iscritta all’università di Waterloo e faceva parte di un progetto fotografico per un corso di retorica visiva. Pare che molti utenti abbiano segnalato lo scatto come contenuto inappropriato e lì è calata la mannaia di Instagram.

La foto censurata di Rupi Kaur

La foto censurata di Rupi Kaur

Ma Rupi Kaur, autrice della foto, non ha ingoiato il rospo e ha protestato, sollevando un vespaio mediatico molto rumoroso:

Umiliazioni, minorenni nude, torture, bondage, donne trattate come oggetti: sembra che tutte queste cose vadano bene e siano accettate, quando si tratta di mestruazioni invece no. Scatta la censura. Ma io sanguino ogni mese, dal mio grembo può nascere la vita. Avere le mestruazioni non significa essere sporca, non deve offendere nessuno, è naturale come respirare.

Alla fine Instagram ha fatto un passo indietro, i suoi portavoce si sono scusati e la foto è stata ripristinata sull’account di Rupi Kaur. Ma ormai il danno è fatto, la crepa sul muro è evidente a tutti.

E’ un’incrinatura che accomuna Facebook, Instagram e molti altri social media che forse dovrebbero rivalutare i criteri con cui un contenuto viene etichettato come inappropriato. Forse un software di controllo automatico delle immagini non è poi così affidabile, se non può distinguere un’opera d’arte o un reperto storico da una foto pornografica. E forse non ci si può nemmeno affidare ciecamente alle segnalazioni degli utenti, se alcuni di loro protestano per uno scatto ritenuto assolutamente accettabile da centinaia di altre persone. Questa è la sfida cui sono chiamati a misurarsi ogni giorno i social network.

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E poi c’è una sfida quotidiana che riguarda noi utenti, chiamati a misurarci con il nostro senso del pudore. Ogni giorno, accendendo la TV e ancor più connettendoci a internet, ci poniamo senza nemmeno rendercene conto delle domande: Sono indignato? Sono curioso? Sono turbato? Sono in pace con me stesso?
Ogni giorno si ridefinisce il nostro concetto di lecito e di inappropriato, ogni giorno ci misuriamo con i nostri orizzonti. E ogni giorno dobbiamo decidere se e quanto vogliamo ampliarli. Anche questa è la bellissima sfida e la ricchezza di un mondo sempre connesso.

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