#SelvaggiaNonMentire: l’era del “purché se ne parli” è finita

#SelvaggiaNonMentire: l’era del “purché se ne parli” è finita

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Giovedì scorso, mentre ero intento a twittare commenti sulla finale di #XF8, un altro hashtag si faceva largo nella classifica dei contenuti più bollenti di Twitter: #selvaggianonmentire.

La storia, probabilmente, l’avrete già sentita. La Selvaggia in questione è Selvaggia Lucarelli e la menzogna cui fa riferimento l’hashtag riguarda il caso di Francesco Sole.

Francesco Sole è uno YouTuber diventato famoso grazie a qualche video popolare tra i teenagers e soprattutto grazie al supporto di alcuni VIP ed influencer, come Facchinetti e la succitata Lucarelli. Lo scorso 2 dicembre è uscito il libro di Francesco Sole, intitolato “Stati d’animo su fogli di carta”, prontamente sponsorizzato dai supporter della giovane web star (prestata poi ai riflettori della TV, con la co-conduzione di Tu sì que vales!).
In un suo post di sponsorizzazione del libro di Sole, Selvaggia Lucarelli parla di quanto sia limpido e cristallino il percorso della giovane web star:

[…] Perché è bravo e perché so da dove arriva. Il successo di chi arriva dal web nasce alla luce del sole, senza ombre di spinte, raccomandazioni, esordi e padrini misteriosi. Chi nasce sul web ha un curriculum limpido e meritocratico, e non è poco […]

 

Una simile affermazione non è andata giù al popolo della Rete che, con #selvaggianonmentire, lancia quello che è stato definito il J’accuse 2.0. Stando a quello che trapela dal profilo Instagram di Eugenio Scotto, infatti, il successo di Francesco Sole è tutt’altro che spontaneo. Sarebbe piuttosto il frutto di “un progetto pazzo, ma studiato nel minimo dettaglio“. Ecco cosa si leggeva in un post di Eguenio Scotto, pubblicato in tempi non sospetti, ancor prima della conduzione di Tu sì que vales e delle uscite della Lucarelli:

E’ UFFICIALE POSSO FINALMENTE DIRLO, dopo un anno di lavoro intenso, pieno di strategie di comunicazione, pieno di emozioni, paure, scommesse, critiche.
Un progetto pazzo, ma studiato nel minimo dettaglio, un anno fa a conoscere il progetto @francescosoleeravamo in 4…
Oggi siamo in 1 milione di persone e tutti che parlano di questo progetto FANTASTICO dai i video su FB ai milioni di POST IT condivisi da tutti.
Tutto è partito da un video su Youtube da quel momento, giorno dopo giorno tante soddisfazioni, Lo spot di Mediaset, le serate imballate, il festival della filosofia italiana, un libro e un film in uscita al cinema l’anno prossimo.
Oggi posso ufficialmente dirvi che Gabriele Dotto aka FRANCESCO SOLE sarà il nuovo PRESENTATORE di TU SI QUE VALES il nuovo format che andrà in onda in PRIMA SERATA su CANALE5 targato MARIA DE FILIPPI accanto a lui la splendida @belenrodrguezreal

Ma se il personaggio di Francesco Sole è studiato a tavolino ed è il frutto di mirate strategie di comunicazione, perché far finta che si tratti di un successo partito dal basso? Dalla spontaneità della Rete? E’ quello che si sono chiesti altri YouTuber come DelliMellowClaudio Di Biagio, seguiti poi da tantissimi altri utenti che hanno portato avanti con tenacia la polemica contro Selvaggia Lucarelli.

In questo post non voglio interrogarmi sulla trasparenza del successo di Francesco Sole, né tanto meno sulle dinamiche che ne hanno permesso l’ascesa: sono già stati scritti numerosissimi articoli a riguardo. Vorrei piuttosto soffermarmi sulla reazione di Selvaggia Lucarelli e pormi un paio di domande sul concetto di “cattiva pubblicità”.

Piccata dalla polemica che le ruota attorno, Selvaggia Lucarelli ha prontamente risposto ai suoi detrattori, sostenendo che grazie alla campagna spontanea #selvaggianonmentire, gli haters di Francesco Sole (la definizione di haters è sua, personalmente non credo sia azzeccata) stessero involontariamente facendo pubblicità al suo libro.

Agli haters di Sole che mi stanno spammando la bacheca e offendendo e minacciando solo perché mi sono permessa di fare un in bocca al lupo a Francesco per il suo libro spiego un paio di cose. La prima e’ che mi avete resa trend topic su Twitter e la prima regola del marketing e’ che state facendo un sacco di pubblicità a me, a Francesco e al libro […]
Ora chi non sapeva che fosse uscito il libro di Sole lo sa grazie ai vostri hashtag su twitter e qui su fb. Una pubblicità che a comprarla sarebbe costata varie migliaia di euro. Bravi.

Sicuramente la risposta della Lucarelli è una provocazione, ma siamo sicuri che abbia colto nel segno? Se di pubblicità si tratta, quella dell’hashtag #selvaggianonmentire è senza dubbio una cattiva pubblicità. Al personaggio Francesco Sole, ai meriti di un successo su cui ci sono tanti dubbi, a Selvaggia Lucarelli stessa. E quanto può giovare questa cattiva pubblicità alle vendite di un libro il cui successo è legato più alla reputazione del personaggio/autore che ai contenuti letterari dell’opera?

Selvaggia Lucarelli cita la prima regola del marketing, alludendo probabilmente alla pubblicità spontanea e involontaria garantita dal “purché se ne parli”. Peccato che il web 2.0, i social media, le interazioni digitali abbiano cambiato le carte in tavola, nel corso degli anni. L’era del “purché se ne parli” è finita e la cattiva pubblicità non è “pur sempre pubblicità“.

Sono numerosi gli esempi di brand e prodotti economicamente danneggiati da una cattiva reputazione. Il popolo della Rete non si lascia più sedurre dal bombardamento pubblicitario e se il chiacchiericcio attorno ad un prodotto è negativo non c’è di certo da stare allegri. Il “purché se ne parli” poteva andar bene, forse, negli anni ’80, quando la soglia di diffidenza degli utenti (allora definiti consumatori senza troppe remore) era decisamente più bassa. Ma l’avvento di Internet ha forgiato una nuova generazione di persone che non si lasciano persuadere dal “purché se ne parli”.

Come ha scritto Paolo Iabichino, direttore creativo in Ogilvy, nel suo illuminante libro Invertisingla fiducia oggi si guadagna senza finzioni e sovrastrutture, ciascuno deve imparare a relazionarsi con un pubblico che non dà scampo, perché attraverso la conversazione può favorire o meno il tuo operare“.

Attraverso la conversazione online, gli utenti che hanno abbracciato la causa di #selvaggianonmentire si fanno portavoce di una protesta legittima. Quella di utenti che non sono disposti a credere a tutto, utenti che non si lasciano sedurre dall’influencer di turno, utenti che se devono sborsar soldi per acquistare un libro vogliono prima rendersi conto di cosa c’è dietro quel prodotto.

Forse le vendite del libro di Francesco Sole non andranno poi così male. Ma dubito che l’immagine del personaggio, alla lunga, non ne uscirà indebolita e in qualche modo compromessa dalla marcia rumorosa condotta dagli internauti al grido di #selvaggianonmentire.

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