Selfie: da “Io esisto” a “Anche io”

Selfie: da “Io esisto” a “Anche io”

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Per quanto si possa esplorare il fenomeno in lungo e in largo c’è sempre una sfumatura che sfugge e per quanto il fenomeno in questione sia francamente insopportabile, la chiave di lettura sociologica è utile per leggere e interpretare i nostri tempi.

Di selfie (si, ancora loro), ne abbiamo parlato qui e qui  e abbiamo riflettuto su quanto questo fenomeno sia specchio dell’esibizionismo, è vero, ma anche al servizio dello spirito da voyeur che alberga in tutti noi. In tutti c’è quel tarlo che spinge a spiare e parlar male dell’ultimo autoscatto della fashion blogger, del vip, del cantante o dell’attore di turno, non provate a negarlo. Persino la più timida delle blogger pare non riesca a resistere al richiamo delle faccette buffe per salutare il suo “pubblico” giornalmente e interi profili (instagram e non) si ritrovano ad essere pieni di buongiorno con facce buffe, duckface, outfit davanti allo specchio e sguardi da fatalone.

No, non è un peccato mortale quello di posare ed ammiccare davanti al proprio cellulare, solo un po’ ridicolo quando diventa una abitudine nonché l’unico contenuto di certi profili.

Ma cosa è un selfie se non l’affermazione del proprio io nell’infinità di Internet? “Io esisto, sono qui e faccio parte di questa comunità tanto quanto voi”. Certo, qualcuno vuol dimostrare di essere un po’ più bello degli altri, ma che sarebbe la vita senza un piccolo di vanità?

Ce lo dice anche l’Esquire e ci racconta di come a volte la follia del selfie a tutti i costi si riveli utile per un solo scopo: l’ilarità generale. (Mai provare a riprendersi/scattarsi una foto quando un treno passa dietro di noi).

Ma a volte ci sono delle declinazioni più interessanti, anche se totalmente inutili.

E’ il manifesto bisogno di aggregazione, un bisogno che è alla base dell’intero mondo dei social network  e che non riguarda solo i nativi digitali. E’ questo bisogno a spingere totali sconosciuti a creare un Tumblr e ad inventare il Bookshelfie, cioè degli autoscatti in compagnia dei libri sui propri scaffali.

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Con queste selfie non si afferma più solo “Io esisto”, troppo semplice, ma si grida “anche io!”. Anche io amo i libri, anche io so uscire dal coro e far vedere quanto sono erudito, anche io amo la cultura, anche io, IO, IO. Sarà mica insicuro questo io? O forse è solo un modo per prendersi in giro una volta tanto?

(photo credits: Bookshelfie)

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