Dallo spazio virtuale a quello reale: Samantha Cristoforetti e la sua presenza sul web

Dallo spazio virtuale a quello reale: Samantha Cristoforetti e la sua presenza sul web

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Il tema del femminismo digitale esercita un fascino incredibile su di me non perché voglia diventare una paladina improvvisata dei diritti, né una pensatrice, altrettanto improvvisata, del nuovo millennio, né tantomeno lasciarmi influenzare da un trend che potrebbe scomparire anche domani (anche se speriamo non succeda). Piuttosto uso il femminismo come pretesto importante per leggere e conoscere, concentrandomi su tutte quelle figure femminili che diventano protagoniste del web più o meno consapevolmente.

Dopo una prima puntata dedicata a Lena Dunham, una incursione in due campagne di sensibilizzazione tanto virali quanto efficaci, la protagonista di oggi non poteva essere che lei, Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana nello spazio.

Photo credits: NASA

Photo credits: NASA

Nella sua presenza online non c’è riferimento esplicito al femminismo, non c’è bisogno. La statura morale di questa donna è fuori discussione e la tranquillità con cui si è avvicinata a questa missione spaziale è testimonianza chiara ed evidente di una preparazione, una dedizione per il lavoro e la capacità incredibile di realizzare i sogni di bambina. Mai definire i propri sogni irraggiungibili, anche quando riguardano il cielo stellato.

Tutta la preparazione di Samantha, fisica, tecnica e psicologica, è raccontata in un documentario a lei dedicato, La donna delle stelle – Missione Futura, mandato in onda recentemente dalla Rai e che consiglio a tutti per capire cosa c’è dietro una missione spaziale. Stupisce come non ci sia mai paura negli occhi di Samantha, ma sempre e solo la determinazione di una professionista talmente preparata e sicura che non dà spazio ai timori, nella sua mente ci sono solo procedure d’emergenza per una permanenza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale tranquilla e priva di intoppi.

Questo, però, non è un inno alla freddezza, ma al potere della preparazione, dello studio, della conoscenza.

Ma quella di Samantha è anche una esperienza social nell’accezione più 2.0 del termine, perché è attivo un blog, Avamposto 42, che viene aggiornato anche a bordo della stazione spaziale e che ha raccontato, sin da luglio 2013, il percorso di avvicinamento allo spazio. Allo stesso tempo Samantha è attiva su Facebook raccontando persino la colazione del primo giorno

su Twitter 

senza contare la comunicazione classica in tutto il periodo della partenza con le apparizioni televisive e le interviste. Non è mania di protagonismo, questo significa avvicinare il grande pubblico alla scienza, spiegare perché è importante il lavoro comune di scienziati di ogni nazionalità, che c’è un grande pezzo di Italia nella tecnologia della missione e che lo spazio non è solo materiale per il cinema di fantascienza, ma può essere più vicino di quanto si pensa.

 

Potete cercare Samantha durante la sua navigazione tramite una app italiana, Friends in space di Accurat e persino salutarla live quando sta orbitando nella nostra porzione di cielo.

 

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Queste condivisioni social sono un antidoto all’ignoranza in campo scientifico perché non possiamo essere tutti astronauti, ma anche uno schiaffo morale alla pochezza mentale, come in questo caso.

 

E non provate a dirmi che “è solo ironia”, che ci si deve ridere su, che non bisogna far le femministe sulle battute, perché è chiaro che ci troviamo davanti al peggior set di battute sessiste verso un pilota militare, astronauta e ingegnere italiano.

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