Come riconoscere la cultura dello stupro

Come riconoscere la cultura dello stupro

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Fino a poco tempo fa non avrei mai creduto fosse ancora necessario puntare il dito contro i comportamenti figli della cultura dello stupro. “Sono profondamente offensivi e illogici”, pensavo, “e del resto siamo nel XXI secolo. Il progresso scientifico e sociale ha fatto passi da gigante, possibile che sci siano ancora uomini che legittimano la violenza sulle donne?”. E invece mi sbagliavo perché la cultura dello stupro è decisamente ancora fra noi, nonostante molti continuino a negarne l’esistenza.

La cultura dello stupro legittima l’uso della violenza, spesso sessuale, contro le donne e lo fa in maniera sempre più subdola. Un esempio? Il fenomeno secondo il quale se una donna è vittima di uno stupro un po’ è anche colpa sua. Un secondo esempio? Una storia già dimenticata, quella di Tiziana, una donna che si è fidata di un uomo e poi ha visto la sua fiducia tradita e la sua memoria infangata nonostante il suicidio.

C’è però una nota positiva in tutto ciò: sempre più donne prendono posizione, creano movimenti e partecipano ad iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica e ricordare alle persone ingenue come me che niente è scontato, soprattutto non è scontato il rispetto e la libertà concessa alle donne, nemmeno nel modernissimo 2016. Ma mi chiedo: siamo diventati tutti più sensibili al tema all’improvviso o semplicemente le donne moderne sono più consapevoli?

Prendiamo per esempio Donald Trump, lasciamo da parte le valutazioni politiche e consideriamo solo le affermazioni dedicate al mondo femminile. Dopo il recente scandalo del fuori onda pubblicato dal Washington Post, Bust magazine, celebre magazine femminile e femminista americano, ha pubblicato una gallery di fotografie molto particolari. 35 donne si sono fotografate con addosso le parole che il candidato repubblicano alla Casa Bianca ha detto, negli ultimi anni e in questa campagna elettorale. Frasi raccapriccianti, violente, eppure condivise da molti uomini. Il loro impatto sulla società americana è deleterio e preoccupante.

 

(credits: Bust magazine)

In più occasioni Trump ha sostenuto che queste critiche sono solo una distrazione dalla campagna elettorale vera e propria. Eccolo qui, questo è il colpo finale della cultura dello stupro, la delegittimizzazione: non vi lamentate donne, se un uomo vi molesta è perché lo avete cercato voi, anzi, dovreste ringraziare per tutta questa attenzione che vi diamo. La risposta, questa volta, è di ATTN: in un video conciso, ma significativo

Le molestie e l’incitazione alla violenza verso le donne non sono una distrazione, né un gioco, ma un fenomeno pericolosamente persistente. Minimizzare le conseguenze che questi comportamenti sessisti hanno sulla società e soprattutto sui giovani significa avvalorarli, giustificarli. Ed è un errore anche dare per scontato che un coro di uomini e donne indignate li stigmatizzino, così, di default. La verità è che bisogna insegnare a riconoscerli e a condannarli, a giovani e ad adulti, uomini e donne.

Ma sia ben chiaro: non insegniamo solo a puntare il dito, piuttosto diamo nuovi strumenti alle bambine e alle giovani donne per comprendere il fenomeno, capirne la sua profonda ingiustizia. Insegniamo alle giovani donne a volersi bene e a voler bene alle altre donne supportando tutte le iniziative che contribuiscono a migliorare la vita di tante altre ragazze nel mondo. Giovani invisibili, come nella campagna Because i am a girl di Plan International, che ogni giorno subiscono violenze e non possono avere una istruzione adeguata.

Oppure appoggiamo e condividiamo le iniziative come quella di Terre Des Hommes che da poco ha celebrato la Giornata in difesa delle bambine per accendere i riflettori sui diritti negati a milioni di bambine in Italia e nel mondo.
Solo una nuova generazione consapevole e attenta potrà combattere ad armi pari con la cultura dello stupro e a chi, come Trump, crede che sia normale metterla in atto.

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