Il reclutamento del personale ai tempi dei social media

Il reclutamento del personale ai tempi dei social media

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Quando ci iscriviamo ad un social media dobbiamo metterlo in conto: avremo gli occhi del mondo puntati addosso. Forse non proprio del mondo intero, ma sicuramente attireremo l’attenzione di qualcuno. La maggior parte delle persone che visiteranno i nostri profili social saranno probabilmente amici. Ma anche i potenziali datori di lavoro potrebbero passare a dare una sbirciatina. Perché nell’epoca del web 2.0 il reclutamento del personale passa anche dai social media.

L’azienda inglese BeHiring, specializzata nell’ottimizzazione dei processi di assunzione e reclutamento, sostiene che i datori di lavoro dedicano mediamente dai 5 ai 7 secondi alla lettura di un CV. E non crediate che le lettere di presentazione godano di maggiori attenzioni: l’83% delle volte, la lettera di presentazione non viene neppure aperta. Perché?

Percentuali e dati rivelati da BeHiring in merito alle dinamiche di reclutamento del personale

Percentuali e dati rivelati da BeHiring in merito alle dinamiche di reclutamento del personale

Sicuramente la risposta è anche nel numero altissimo di candidature che giungono ai datori di lavoro in cerca di personale. Ma c’è dell’altro. Stanno cambiando le abitudini di reclutamento, che si fanno sempre più social oriented. Secondo i dati di JobVite, che si definisce la principale piattaforma di reclutamento per il social web, lo scorso anno il 78% dei datori di lavoro ha scovato i nuovi assunti all’interno dei social media. E il 42% dei datori di lavoro si è lasciato influenzare da quanto scoperto sui social, durante il processo di assunzione.

Probabilmente questi numeri si riferiscono ad un mercato straniero, che forse ha più familiarità con il mondo dei social media. Resta però indubbio che anche qui da noi è sempre più frequente l’abitudine di curiosare sui social, per scoprire qualcosa in più sui candidati. Qualcosa di buono o di brutto che non emerga dal CV. E non stiamo parlando solo di Linkedin, il social media nato proprio per la creazione e la gestione di reti e contatti professionali. Parliamo anche di Facebook, Twitter e compagnia bella. Social network che solitamente l’utente medio utilizza con la libertà e la disinvoltura di chi non si sente osservato da potenziali datori di lavoro.

I principali social media utilizzati per il reclutamento del personale

I tre principali social media utilizzati per il reclutamento del personale, secondo news.yahoo.com (fonte)

Il consiglio, per chi voglia fare bella figura agli occhi di tutti, è quello di prestare attenzione ai contenuti che si condividono sui social. Siete proprio sicuri di voler condividere su Facebook quella foto divertente scattata sabato scorso, durante quella festa in cui avete alzato un po’ il gomito?

Mi piace sperare che i datori di lavoro intelligenti sappiano ancora distinguere la sfera privata da quella professionale. Perché, ammettiamolo, quello che la gente fa nel tempo libero non influenza o rispecchia necessariamente le perfomance in ambito lavorativo. La quadratura del cerchio, come sempre, è nel buon senso: quello dei datori di lavoro, che dovrebbero concentrarsi sulle potenzialità dei candidati senza giudicare il loro stile di vita, e quello degli utenti, che in quanto potenziali candidati dovrebbero forse contenersi nei modi, senza cedere alla volgarità e al cattivo gusto.

Intanto, mentre qualcuno probabilmente inizierà a ripulire i propri profili social da foto e status compromettenti, c’è chi lavora per lo sviluppo di un nuovo social media finalizzato al racconto digitale della propria carriera e del proprio profilo professionale. Si tratta di Somewhere, la piattaforma online che promette di soppiantare in maniera creativa i vecchi CV cartacei.

Il team del social media Somewhere

La foto del team di Somewhere, pubblicata sul profilo Pinterest del social media

Gli iscritti a Somewhere possono condividere foto o post testuali, che testimonino quello che stanno facendo in ambito lavorativo. Anziché compilare il caro vecchio curriculum elencando le principali mansioni svolte nell’attuale posizione lavorativa, gli utenti di Somewhere possono immortalare momenti che danno prova non soltanto delle proprie competenze, ma anche delle propensioni e delle passioni che animano la propria carriera.

Ho provato a iscrivermi a questo nuovo social media dedicato al mondo del lavoro, ma devo pazientare ancora un po’: Somewhere è in fase di perfezionamento e di sviluppo, pertanto ho soltanto potuto chiedere un invito a partecipare alla community e sono in sala di attesa. Ho potuto però dare una sbirciatina qua e là (e potete farlo anche voi se siete curiosi) e mi sono fatto una prima idea. La prima impressione che mi ha fatto Somewhere è di essere un ibrido tra Linkedin e Pinterest. Il racconto e la ricostruzione della propria figura professionale avviene per lo più attraverso la condivisione di contenuti multimediali che ricordano un po’ i pin di Pinterest – ma che si chiamano “sparks“, scintille. Ed è possibile attribuire alle proprie scintille dei tag, grazie ai quali rendersi più facilmente rintracciabili e grazie ai quali entrare velocemente in contatto e relazione con altri utenti.

Tre "sparks" pubblicati su Somewhere da Justin McMurray

Tre “sparks” pubblicati su Somewhere da Justin McMurray, co-fondatore del social media

Spero che Somewhere riesca nell’intento di svecchiare un po’ l’atmosfera che si respira nei professional network come Linkedin e di creare un ambiente virtuale al tempo stesso professionale ed informale, in cui è possibile raccontare il proprio lavoro con brio e creatività. E magari, quando Somewhere avrà preso piede, i datori di lavoro eviteranno di frugare tra le indiscrezioni di Facebook e condurranno il reclutamento del personale online in uno spazio virtuale deputato.

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