Voci del verbo “recensire”

Voci del verbo “recensire”

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L’epoca dell’advertising tradizionale, della pubblicità persuasiva e delle finte promesse è finita da un pezzo. Lo abbiamo ripetuto spesso nelle pagine di questo blog: web e social network hanno concesso grandi margini di confronto e condivisione a tutti gli utenti che semplicemente dispongano di una connessione internet.

Oggi come oggi non ci fidiamo più ciecamente di quello che sentiamo negli spot pubblicitari. Prima dell’acquisto vogliamo informarci, facciamo ricerche in Rete e, spessissimo, cerchiamo le opinioni e le recensioni di altri utenti che hanno provato un prodotto prima di noi.

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Così mi è capitato di fare qualche ricerca su Amazon, per reperire informazioni e opinioni prima di procedere all’acquisto di un nuovo televisore. Tra un click e l’altro, la mia attenzione è stata attratta da un prodotto decisamente al di fuori della mia portata: un televisore enorme, il cui monitor misura ben 98 pollici, acquistabile alla modica cifra di 48.415 euro. Dopo aver strabuzzato gli occhi, chiedendomi tra me e me chi mai spenderebbe quasi cinquantamila euro per l’acquisto di una tv, mi ha assalito una curiosità: forse qualcuno ha comprato davvero questo televisore, forse qualcuno lo ha anche recensito. Di recensioni al prodotto ce ne sono, ma nemmeno una seria e veritiera. Ho così scoperto un hobby spiritoso di alcuni utenti Amazon: scrivere recensioni sarcastiche e canzonatorie di prodotto costosissimi.

Tra le recensioni degli utenti al televisore di 98 pollici si leggono interventi come questi:

Acquisto obbligato per chi come me lo ha montato orizzontalmente e lo sta usando come tavolo da salotto. Perfetto per le cene tra amici, può ospitare fino a 20 coperti. Peccato solo che manchi la possibilità di montarci al centro un ombrellone per installarlo in giardino.

Questo televisore è stata la prima cosa che ho comprato per casa mia. ancora prima della casa stessa…
sì, perché dalla porta non ci passava, e quindi ho dovuto costruire casa attorno alla televisione.

E pensare che i recensori burloni, che si fanno beffe dei beni di lusso venduti online, non sono nemmeno il vero problema di Amazon. Recentemente il colosso dell’e-commerce ha fatto causa a 1114 persone, accusate di aver prodotto finte recensioni a pagamento. E non parliamo di qualche scherzetto dal fine palesemente provocatorio. Parliamo di recensioni finte, pagate da un committente per rendere più appetibile il prodotto agli occhi di chi – come me – prima di comprare va a leggere le opinioni degli altri utenti.

Anche se sono un numero ristretto, queste recensioni possono minare significativamente la fiducia dei consumatori e anche dei produttori e venditori che operano su Amazon. Il che, a sua volta, appanna il marchio.

Come tutti gli strumenti, anche quello della recensione  può far danni, se finisce nelle mani sbagliate. Per accorgersene è sufficiente fare un giretto su TripAdvisor, la nota comunità dove i viaggiatori di tutto il mondo si scambiano opinioni su ristoranti, hotel e altre strutture ricettive. Spesso ci si imbatte in due odiose categorie che purtroppo affollano la comunità dei recensori digitali: i bulldozer dai commenti sempre sprezzanti e i recensori farlocchi. I primi, investiti da un furor mistico che pare elevarli a livelli di conoscenza ultraterreni, sparano critiche a tutto spiano, distruggono e demoliscono per il semplice gusto di criticare. I secondi lodano e incensano senza remissione di peccato, nel tentativo di portare la struttura più in alto possibile nelle classifiche di gradimento.

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Infografica sulla rivoluzione delle recensioni online: ecco come i commenti degli utenti possono influenzare il mercato

Ovviamente la chiave sta sempre nel buon senso: di fronte ad ogni recensione, bisogna saper leggere tra le righe, bisogna saper individuare le esagerazioni e le falsità, si deve saper prendere con le pinze le parole altrui. Certo, sarebbe tutto più semplice se l’utente recensore si sforzasse di essere quanto più sincero e oggettivo possibile, ma questa ormai è un’utopia alla quale ho smesso di credere. E non solo perché ogni parere è soggettivo e qualche recensione viene scritta di pancia, e non di testa. Ma anche perché il web ha dato diritto di opinione – e di critica – proprio a tutti, anche a quelle “legioni di imbecilli” contro cui si scagliava lo scrittore Umberto Eco alcuni mesi fa:

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.

Quello del confronto online e della recensione rimane certo uno strumento prezioso, ma come ogni cosa c’è sempre un rovescio della medaglia. E cosa accadrebbe se le “legioni di imbecilli” iniziassero a dar pareri e opinioni non solo sui prodotti e sui servizi, ma anche sulle persone? Se ad essere recensiti non fossero i nostri televisori, ma fossimo noi stessi?

La domanda è lecita. Evidentemente in questi anni abbiamo vestito i panni dei recensori così comodamente che adesso ci sentiamo pronti a recensire persino le persone. Ecco di cosa sto parlando: Nicole McCullough e Julia Cordray hanno ideato una app dedicata alla recensione delle persone. Peeple, questo il nome dello strumento diabolico, potrebbe permetterci di recensire amici, conoscenti, vicini di casa e colleghi, senza che questi possano fare alcunché per evitarlo. Sono già stati raccolti quasi 8.000 dollari da investitori pronti a scommettere sul successo di quest’app, che ha già scatenato una infinità di polemiche, per ovvi motivi. In primis per questioni di privacy, ma anche per motivazioni di ordine etico e morale.

Peeple

Quando l’idea di Peeple è stata presentata pubblicamente, sul web si è scatenato un gran trambusto. Le ideatrici dell’app non hanno potuto restare indifferenti alle tante critiche ricevute e hanno fatto qualche correzione all’idea originale: attraverso l’app, che verrà pubblicata a novembre, si potranno quindi recensire solo utenti iscritti che avranno dato il loro esplicito consenso. Ed è inoltre previsto un sistema di moderazione, che permetterà agli utenti di approvare o meno la pubblicazione di una recensione che li riguarda. Nicole McCullough e Julia Cordray, insomma, stanno provando a mettere la toppa a uno strappo bello grosso, che rappresenta il tentativo di ridurre ogni persona a oggetto di giudizi di valore monodirezionali e sterili.

Ma chi avrebbe mai bisogno di usare un’app come Peeple? Non sarà che forse, a furia di commentare post su Facebook, abbiamo finito col pensare di poter dire la nostra su tutto e tutti senza alcun freno e senza alcuna moderazione – e spesso senza alcuna cognizione?

Il web ci ha reso tutti recensori, in un certo senso; ma sappiamo essere all’altezza di questo ingrato ruolo?

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