Quando parliamo di depressione

Quando parliamo di depressione

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Quando parliamo di depressione, non abbiamo idea di cosa significhi veramente. Quantomeno è così per la maggior parte di noi. Ripetiamo in continuazione frasi tipo “Mi sento depresso“, “Che depressione“, con annesse varianti. Ma la verità è che ben pochi, per fortuna, sanno veramente cosa significhi convivere con quella bestia nera che è la depressione.

Le parole hanno un peso (lo abbiamo già ricordato in passato), eppure spesso la colloquialità e l’abitudine scippano il vero significato di molte parole, svuotandole d’importanza. Abbiamo imparato a essere politicamente corretti in tanti contesti (alcuni nemmeno ci provano, ma questo è un altro discorso), dalle differenze di genere a quelle razziali, passando per le differenze culturali e religiose; eppure per chi soffre davvero di depressione questi devono essere giorni difficili.

Il caso: un aereo della Germanwings si schianta contro una montagna francese, pare a causa della decisione suicida/omicida del copilota Andreas Lubitz. I media sentenziano: era depresso, con manie sadico-masochistiche.

Andreas-Lubitz

Andreas Lubitz, tristemente noto per l’incidente aereo in cui sono morte 150 persone in tutto

La notizia viene rilanciata dai media di tutto il mondo e noi, che assorbiamo ogni cosa come spugne, ne parliamo e riparliamo al bar, per strada, sfogliando il giornale. E ripetiamo: “Era depresso“, come se sapessimo quello di cui stiamo parlando. Ma siamo proprio sicuri di saperlo?

Ho trovato particolarmente significative le parole della professoressa Anne Skomorowsky, docente di psichiatria alla Columbia University:

I giornali hanno fatto la diagnosi in base della scoperta di psicofarmaci nell’abitazione del pilota, sottintendendo che basti soffrire di depressione per trasformarsi in un pericolo pubblico.

Si sente speso evocare la parola depressione per spiegare azioni che un adulto equilibrato non commetterebbe mai, come se uno dei sintomi di questa malattia fosse il comportamento antisociale. Ma questi comportamenti, come le tendenze al suicidio, sono altra cosa rispetto alla depressione.

Ho pensato che la professoressa Skomorowsky avesse proprio ragione, quando mi sono imbattuto nella notizia di un pilota palermitano, che prima di partire per San Paolo ha pubblicato sul suo profilo Facebok una foto, accompagnata da questo commento:

Boeing 777. A testimonianza che non sono depresso, che voglio arrivare alla pensione in salute, con professionalità e tanta allegria!!! In partenza per SauPaulo do Brasil!!

Il pilota palermitano Elvio D'Alù

Il pilota palermitano Elvio D’Alù posa sorridente prima di partire per San Paolo

Non metto in dubbio le buone intenzioni del pilota siciliano, ma mi chiedo come mi sarei sentito io se fossi stato veramente depresso e avessi letto quelle parole. Mi sarei sentito sbagliato, pericoloso, emarginato.

Sì: le parole hanno un peso. Siamo responsabili di quello che diciamo e di quello che scriviamo, a maggior ragione se facciamo giornalismo, comunicazione. Forse tutti i giornalisti che continuano a scrivere del triste caso di Andreas Lubitz dovrebbero fermarsi un attimo e riflettere sulle parole della professoressa Skomorowsky. E noi tutti dovremmo forse fare più attenzione a quello che diciamo e a quello cui prestiamo ascolto.

Vorrei chiudere questo post con alcune fotografie scattate da Liz Obert, autrice del progetto Dualities. Quando Liz era appena ventenne, le è stata diagnosticata dai medici una forma di depressione. A questa prima diagnosi è seguita, anni dopo, una diagnosi di disordine bipolare di secondo tipo. I medicinali che prende la fanno stare meglio per la maggior parte del tempo, ma la vita di Liz continua a poggiarsi su una dualità: i momenti sì, contro i momenti no.  Nel suo progetto fotografico, Liz Obert ha voluto ritrarre questa condizione, comune alle persone che condividono il suo stesso disturbo. Persone che quando parlano di depressione lo fanno con cognizione di causa, a differenza nostra.

Liz Orbet, autoritratto fotografico

Liz Orbet, autoritratto fotografico della serie Dualities

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