In principio furono gli emoticon

In principio furono gli emoticon

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I precedenti sul Mammagallo Blog erano stati dedicati a Medium e Somewhere, oggi proviamo ad iscriverci ad un nuovo social network: Emoj.li.

Il concetto è semplice: siamo pieni di spam, parole e hashtag inutili, link poco interessanti, la soluzione a questo qual è? Un social network in cui si parla solo attraverso le emoticon.

iscrizione al social network

Al momento della registrazione prima difficoltà: lo Username va scritto in emoticon, cosa che ovviamente non so fare con il computer, quindi si passa all’iphone. Questo il mio nickname:

emojii

questo il link per accettare il mio invito ad iscriversi, quando emoj.li verrà lanciato per iOs.

Più di 100.000 pre iscrizioni per assicurarsi il proprio nickname, ma per fare cosa?

L’idea è quella di conversare solo tramite icone, concetto che potrebbe essere molto interessante, se non fosse che tutto potrebbe rivelarsi una colossale presa per i fondelli verso tutti coloro che, me compresa, non vedono l’ora di iscriversi su nuovi social network, per cosa poi? Rimpiazzare facebook? Trovare una versione migliore di Instagram? Abbandonare finalmente google+?

In realtà il concetto di fondo di questo fantomatico emoj.li non è però così malvagio, soprattutto alla luce del successo che ha Emoji, l’estensione per le tastiere degli smartphone che permette di aggiungere quel non so che di giocoso e futile in ogni conversazione. Alzi la mano chi non ha mai usato nelle proprie conversazioni whatsapp una di queste icone

emoticon per gli smartphone

Icone che qualcuno ha anche trasformato in un progetto creativo su Tumblr: le riproduce fedelmente con protagonisti in carne ed ossa.

RealEmoji RealEmoji RealEmoji

(photo credits: Emoji irl.lol.)

Dal punto di vista comunicativo hanno più potere di quanto pensiate e con Emoj.li potreste sviluppare intere conversazioni con faccine sorridenti, ortaggi di varia natura, ballerine, linguacce  e bandiere. Insomma, diciamocelo, questi simboli microscopici potrebbero rivoluzionarci la vita, un po’ come quando da adulti si guardano i Teletubbies o Pingu: apparentemente non dicono nulla, ma in realtà dicono tutto.

Ma se gli emoji sono esclusiva dei proprietari di smartphone, il vero successo della comunicazione non verbale risiede negli sticker di Facebook, ossia quel set di figurine, tra minion e gatti grassocci, che abbelliscono le vostre conversazioni nei messaggi privati del social network di Zuckerberg.

Disponibili da poco più di un anno, sono diventati insostituibili compagni nelle conversazioni: strumenti di marketing quando accompagnano film per ragazzi in uscita con set disegnati per l’occasione, semplici decorazioni e contorni buffi per conversazioni serie, ma anche protagonisti di comunicazione sociale come il nuovo set Pride.

Pride su Facebook Pride su Facebook

E in un tripudio di cani che salutano, conigli che sorridono e volpine che si abbracciano ci chiediamo: tra sticker e emoji, e con la prospettiva di questo nuovo social network totalmente privo di parole, siamo di fronte ad una nuova follia collettiva passeggera o semplicemente ad un nuovo e più immediato modo di comunicare?

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