Periscope, tra dubbi e delusioni

Periscope, tra dubbi e delusioni

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Forse su Periscope nutrivo aspettative troppo alte. Fatto sta che oggi, dopo vari giorni di prova della nuova app di live streaming, mi sento abbastanza deluso e dubbioso.

Lo scorso marzo, Twitter ha acquistato Periscope per 100 milioni di dollari. L’app, dapprima disponibile solo per iOS, è arrivata dopo alcune settimane anche sui dispositivi Android. Durante queste settimane di attesa (sono un fedele androidiano) non ho fatto altro che leggere post su post su quella che doveva essere l’app delle meraviglie.

E invece…

Come primo step dopo l’iscrizione, ho iniziato a seguire su Periscope i miei contatti Twitter, come me sincronizzati automaticamente alla nuova app. Periscope separa in due sezioni distinte i live streaming dei miei contatti da quelli di altri utenti random, pescati in tutto il mondo.

Periscope views

Prima, cocente delusione: i contenuti. Il tempo passato su Periscope è stato quasi sempre di una noia mortale. Facendo zapping tra i live streaming degli utenti, mi sono imbattuto in una marea di ragazzini e ragazzine che fissavano lo smartphone con aria vacua, salutando pigramente gli utenti che assistevano alla trasmissione. Ci sono poi utenti annoiati, in viaggio nelle loro auto, che piazzano il loro cellulare davanti ai finestrini e trasmettono la cronaca live della loro traversata automobilistica. E che dire di quelli che, seduti di fronte alla tv, trasmettono in live streaming qualche scena traballante del programma che stanno seguendo?

Certo, ci si imbatte anche in contenuti video di qualità e in trasmissioni interessanti: scene carpite da eventi culturali, conferenze, concerti. Il problema è che l’esperienza su Periscope è fortemente frammentaria e dispersiva. Nella sezione global list, seguire dall’inizio alla fine una trasmissione è praticamente impossibile: la selezione dei video che appaiono qui è casuale, sebbene l’app piazzi in primo piano i video che godono del maggior numero di spettatori. Un grande limite di Periscope, per quella che è stata la mia esperienza, è l’impossibilità di effettuare una ricerca tra i video trasmessi attraverso hashtag e parole chiave. Questo permetterebbe di personalizzare l’esperienza su Periscope e di fruire di contenuti realmente interessanti per ciascun utente. Non è nemmeno possibile filtrare i video per lingua, e questo non è un problema da poco. Nella sezione global list compaiono sistematicamente tantissimi video di utenti arabi, turchi, rumeni, tedeschi e così via. Il risultato è una babele in live streaming in cui si capisce poco e niente. L’utilizzo dell’app sarebbe assai più soddisfacente se io-utente potessi selezionare i video sulla base di lingue che sono in grado di comprendere: guardare solo le figure senza capire niente di quello che viene detto è un’esperienza tanto frustrante quanto noiosa.

Meerkat VS Periscope

Un’infografica mostra le differenze principali tra Periscope e Meerkat, un’altra app per il live streaming 

Un aspetto positivo dell’app è sicuramente la possibilità di interazione tra l’autore del video e gli spettatori. Ma anche questo punto di forza rischia di venire vanificato dalla difficoltà di trovare un video che interessi davvero in una lingua che sia comprensibile.

La mia esperienza, come dicevo abbastanza deludente, è stata nei panni di spettatore. Mi rendo conto che la prospettiva cambia per coloro che invece decidono di realizzare un video. La possibilità di trasmettere potenzialmente in tutto il mondo, in maniera immediata e gratuita, sembra di certo allettante e non mancano le possibilità di integrare questo strumento in un’ottica professionale, in precise strategie di business. Resta forte il medesimo dubbio: quanto può essere efficace il mio live streaming se ho pochi strumenti per intercettare il mio pubblico ideale di riferimento? In quest’ottica, bisognerebbe puntare soprattutto sui follower piuttosto che sugli spettatori casuali: i primi possono più facilmente recuperare i video delle persone che seguono nell’apposita sezione, i secondi sono nelle mani della sorte.

Periscope Privacy

Le app di live streaming come Periscope ripropongono la spinosa questione della privacy. Un’infografica spiega come agire per il meglio senza correre guai. 

Ma se per visualizzare video e contenuti interessanti devo rivolgere la mia attenzione a utenti specifici che seguo già, tanto valeva restare solo su YouTube o su Twitter. La grande potenzialità e il grande fascino di un’app di live streaming come Periscope dovrebbe essere proprio la possibilità di pescare contenuti interessanti e fruibili in un mare vastissimo di utenti ancora sconosciuti. E su questo, almeno per il momento, mi sembra che Periscope abbia ancora tanta da lavorare.

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