Non basta un hashtag

Non basta un hashtag

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A quanto pare gli italiani non capiscono Twitter, non ne comprendono l’utilità e soffrono della solitudine del principiante: «Ma non è che in realtà mi sto parlando addosso? Sembra tutto così autoreferenziale.»

In effetti interagire sui social media non è così facile come sembra e trovare la giusta chiave per l’engagement e quindi l’interazione più proficua con altri utenti è una vera e propria sfida, servono belle idee, creatività e buone maniere.

La prima volta che ho visto un invito all’interazione via Twitter ero a Londra e sui cartelloni pubblicitari cominciavano a comparire gli hashtag, ottimi indicatori per avere dati in tempo reale su come, e soprattutto se, il pubblico recepisce il messaggio della campagna. Un bel po’ di tempo dopo gli hashtag sono arrivati anche in Italia, ma siamo sicuri che il mercato italiano li utilizzi nella maniera corretta?

A parte gli hashtag delle trasmissioni televisive (Xfactor su tutti), esistono casi di successo di rapporto biunivoco su Twitter tra brand e utenti? E non vale menzionare la campagna #condividiunacocacola perché sarebbe vincere facile.

Il nostro consueto sguardo oltre oceano oggi ci porta a confrontarci sul tema con alcune tipologie di rapporto via Twitter, tocca a voi riflettere su quella più efficace.

JimmyFallon

Lui è Jimmy Fallon, celebre comico/conduttore/attore americano e questo è il consueto appuntamento del suo Late night show, i #latenighthashtags, chiaro invito all’interazione su un terreno della comicità e del racconto di se stessi, un successo inevitabile, tanto che spesso gli hashtag proposti finiscono nei worldwide trend di Twitter.

[youtube height=”HEIGHT” width=”WIDTH”]http://www.youtube.com/watch?v=ohNMu7G39r4[/youtube]

La seconda tipologia è più complessa, si tratta probabilmente di veri e propri esperimenti sociali.

Nathan Fielder, scrittore e comico canadese, propone ai suoi follower di inviare un messaggio criptico ai propri amati «Non sono stato del tutto onesto con te», poi chiede di aspettare 1 ora e, infine, condividere i risultati su Twitter.

Non servono hashtag, qui l’interazione è immediata e coinvolgente ed ecco i risultati esilaranti.

Nathan Fielder twitter experiment from Buzzfeed

Stessa tecnica ora, ma differenti propositi con Ricky Gervais, inglese, comico, attore, produttore (e chi più ne ha più ne metta) che propone ai suoi 5 milioni di follower su Twitter di chiedere ai proprio nonni qual è la cosa più importante che hanno imparato nella vita. Tutto questo per promuovere il suo nuovo show su Netflix, Derek.

Certo, con 5 milioni di follower è facile creare interazione, soprattutto se sei Ricky Gervais, ma ci avreste mai pensato che tutti questi nonni sanno perfettamente inviare i messaggi col telefonino?

Questo uno dei retwit di Gervais, ne potete trovare altri meravigliosi qui.

RickyGervais

Quale è il segreto di queste interazioni? La chiave umoristica? Un audience già vasto? O forse dare la possibilità ai propri follower di raccontarsi, vedere qualcosa di sé legata al proprio brand, vip o programma preferito e, soprattutto, avere una risposta in tempo reale, che sia un retweet o anche semplicemente un “grazie”?

(Photo credits: Buzzfeed)

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