La morte delle conversazioni

La morte delle conversazioni

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I social network e il web sono una rete di connessione incredibile, il cui potenziale mai si sarebbe ipotizzato anche solo 20 anni fa. Internet ha preso la teoria dei gradi di separazione e l’ha bruciata: chiunque io sia posso raggiungere tutti, dai parenti al mio attore preferito, dalla mia Puglia alla Cina se volessi. Ma ogni conquista ha un prezzo, ogni innovazione una schiavitù. Quante volte al giorno posate lo sguardo sullo smartphone? Quante volte aggiornate il feed di Facebook, Twitter, Instagram? Quante volte scaricate la mail in un’ora? Troppe, così tante da sviluppare vere e proprie patologie come la FOMO, ma anche più semplicemente innescare l’istinto insopprimibile di leggere ogni notifica, rispondere ad ogni messaggio e interagire sempre e comunque, anche quando non si ha nulla da dire.

L’impennata definitiva si è avuta con la comparsa degli smartphone: internet, adesso, te lo porti in qualsiasi posto, sei raggiungibile sempre e, con buona pace della privacy.

Babycakes Romero è un fotografo londinese che alla presenza ingombrante degli smartphone nella vita sociale ha dedicato una serie di fotografie intitolata “Death of a conversation”, morte di una conversazione.

death of a conversation by babycakes romero

Romero coglie l’attimo preciso in cui i suoi soggetti avrebbero potuto interagire, parlarsi, guardarsi, sorridere insieme e comunicare, ma che invece si risolve in uno sguardo basso fisso sullo schermo che hanno fra le mani. Death of a conversation è un allarme che probabilmente rimarrà inascoltato, immersi come siamo nella nostra quotidianità fatta di urgenze, di notifiche rosse da eliminare al volo, di status Facebook da scrivere, di programmazioni giornaliere da completare su Hootsuite, da mail che non possiamo ignorare e dal controllo ossessivo della doppia spunta di WhatsApp. “Avrà letto? Perché non mi risponde? Quando si sarà collegato”.

I saw that smartphones were becoming a barrier to communication in person.

Così scrive il fotografo inglese nella presentazione del progetto ed è un paradosso interessante su cui riflettere: come può un mezzo di comunicazione diventare una barriera? Quando una notifica è diventata più importante di una persona? Forse perché dietro quella notifica c’è una persona più importante per noi? Più rilevante socialmente?

death of a conversation by babycakes romero death of a conversation by babycakes romero

All social etiquette regarding the use of phones in company seems to have disappeared.

Sono colpevole di cellulari portati a tavola. “Scusa, ma devo rispondere a questa mail. Scusa, devo programmare due aggiornamenti. Perdonami, rispondo a questo messaggio e arrivo”. E lì per lì penso che sia la cosa più naturale del mondo, una parte del mio lavoro si svolge nel mondo virtuale, con persone con cui ho relazioni virtuali, ma ora che ci penso bene, quanto terribile è interagire con una persona perennemente distratta dal cellulare?

death of a conversation by babycakes romero death of a conversation by babycakes romero

When I noticed and photographed these people, they do not even seem present in the real world. They are “plugged in” to a virtual world of their own making.

La presenza online, per alcuni soggetti, è ormai importante tanto quanto quella reale e ogni momento reale viene accuratamente scelto perché sottratto ad una possibile interazione virtuale più interessante e stimolante.

Mi chiedo, allora: è davvero così preoccupante la presenza prepotente degli smartphone? Sarà mica che online si hanno le conversazioni migliori?

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(photo credits: Babycakes Romero; illustration by Jean Jullien)

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