La morte, il Web, il cattivo gusto

La morte, il Web, il cattivo gusto

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Domenica 7 dicembre è morto il celebre cantante italiano Mango. E’ morto mentre si esibiva in concerto al PalaErcole di Policoro (Matera), sulle note di “Oro”, uno dei suoi cavalli di battaglia. La notizia ha ovviamente scosso il mondo della musica e dello spettacolo e ha turbato i numerosi fan dell’artista. Nel giro di poche ore, ne hanno parlato tutti: le radio, la stampa, i TG, il Web. Il Web che fagocita tutto e mostra, a volte, il lato peggiore di noi utenti.

Lunedì 8, a poche ore di distanza dalla morte di Mango, spunta online un video amatoriale che mostra il malore dell’artista durante il concerto. Sicuramente sarà stato girato da uno dei tanti spettatori che voleva immortalare l’esibizione canora, non potendosi di certo immaginare di riprendere invece una tragedia, gli ultimi minuti di vita di un uomo. Di certo, chi stava girando quel video non aveva idea che Mango sarebbe morto di lì a poco. Ma la scelta successiva, di pubblicare online quel video, è stata assolutamente consapevole.

Così come è stata assolutamente consapevole e voluta la scelta di alcuni siti di informazione che hanno rilanciato online, attraverso le proprie pagine web, il video di quel malore inaspettato. Una scelta controversa, che ha suscitato la reazione amareggiata e arrabbiata di molti utenti che hanno gridato allo scandalo e allo sciacallaggio. Mentre scrivo questo post ho una scheda del mio browser aperta su Facebook, alla pagina dell’HuffPost Italia, che ha pubblicato un articolo con “il video del malore di Mango”, avvertendo gli utenti: “Sono immagini forti che potrebbero urtare la vostra sensibilità“.

Tra i commenti degli utenti a questo post, si leggono frasi di questo tipo:

Fate cagare, come si fa a mettere in rete una cosa del genere, sciacalli

Vergognatevi siete senza dignità.

Siete schifosi. Avete toccato il fondo. Vi saluto.

Evidentemente molte persone hanno trovato di pessimo gusto la scelta di rilanciare il video del malore. HuffPost Italia ha risposto ai molti commenti negativi appellandosi al dovere di cronaca:

Abbiamo ritenuto di pubblicare il video per dovere di cronaca, come hanno fatto la maggior parte dei siti di informazione. Immagini che colpiscono per la loro durezza, ma accadute durante un evento pubblico. Non è il primo caso e forse nemmeno l’ultimo. Ci dispiace se questo post ha urtato la vostra sensibilità, non era nostra intenzione. L’alert nel lancio voleva essere un avvertimento e un eventuale deterrente ad aprire il link.

Come utente e come giornalista credo che il dovere di cronaca fosse sufficientemente rispettato dando notizia dell’accaduto sulle proprie pagine web senza necessariamente mostrare il video del malore. La scena è facilmente immaginabile, qualora qualcuno abbia bisogno di ricostruire mentalmente le dinamiche di un evento del genere. Mostrare quelle immagini carpite per caso non aggiunge nulla in più a quello che poteva essere scritto in poche righe. Non voglio gridare anche io allo sciacallaggio né mettere in dubbio la buona fede dei giornalisti che hanno rilanciato quel video, ma sono convinto di aver assistito a un esempio eclatante di quel cattivo gusto che, a volte, solo il Web sembra capace di offrirci.

Tra scene di decapitazioni e filmati che mostrano incidenti e malori, il Web pullula ahimè di video macabri e morbosi, che collezionano un sacco di clic e di visualizzazioni. Abbastanza raccapricciante. Quando si parla di morte e di tragedia, Internet svela il lato peggiore di noi utenti? Il Web dimostra forse che abbiamo una curiosità malsana? Nascosti dietro monitor e tastiere, siamo come gli spettatori che, nelle arene, gridavano e incitavano i gladiatori?

James Foley, vittima dell'Isis

James Foley, una delle vittime dell’Isis. Il video della sua decapitazione è stato pubblicato online.

E poi, un’altra domanda. Un altro grande dubbio: Web e social media stanno spostando sempre più in là il confine che separa il privato dal pubblico? Quando si parla di grandi perdite e di tragedie, cosa è intimo e cosa è di dominio pubblico?

Su Facebook mi capita spesso di assistere a episodi che mi lasciano abbastanza basito. Sfortunatamente, alcuni dei miei contatti Facebook sono prematuramente scomparsi. Sulle loro bacheche ho letto numerosi messaggi di cordoglio, accorati pensieri e preghiere al dipartito. Che OVVIAMENTE, lo sanno tutti, non leggerà mai quel che accade su Facebook. Alla stessa maniera ho visto alcuni utenti affidare a Facebook preghiere, commiati, messaggi di ringraziamento a genitori, nonni, amici purtroppo scomparsi.

Deadsocial

Ebbene sì: c’è anche chi ha pensato a come programmare gli account social per i giorni successivi alla propria morte. “DeadSoci.al Aims To Manage Post-Mortem Social Media”

Capisco il dolore e non voglio mancare di rispetto a nessuno. Quello che non capisco è la scelta di rendere di pubblico dominio qualcosa che dovrebbe essere estremamente personale. Se un lutto è qualcosa che investe la sfera dell’intimo, perché fare in modo che centinaia di persone – tra cui molti sconosciuti – leggano un pensiero così personale e delicato come può essere l’ultimo addio? Quand’è che Facebook è diventato il luogo deputato agli estremi saluti e alle preghiere?

La condivisione pubblica di un intimo cordoglio è una delle tante frontiere del cattivo gusto cui spesso ci imbattiamo in Rete? O, semplicemente, Internet e social media stanno trasformando anche il modo di rapportarsi con la morte? 

Mi piacerebbe porre questi interrogativi agli psicologi e ai sociologi, mi aiuterebbe forse a capire. Perché io, onestamente, alcune cose non riesco ancora a capirle.

3 Comments

  • Marco Stizioli scrive:

    Se tu volessi davvero rispettare Mango, non criticheresti neppure chi mostra la sua morte.
    Pure tu (e pure io che sto commentando) stiamo lucrando (non economicamente ma in termini di visibilità sì) sulla sua morte perché criticando chi mostra la sua morte, è un modo come un altro di farsi pubblicità.

    Penso tu sia in buona fede ma sta di fatto che stai usando, per alimentare i post del tuo blog, la morte di una persona.
    Mah…

    Se volessimo davvero rispettare Manzo, faremmo silenzio.

    • Silvestro scrive:

      Marco credo che l’espressione “farsi pubblicità” sia veramente fuori luogo. Questo post offre una serie di riflessioni che non ledono il rispetto di nessuno. Credo anche che questo post non si alimenti certo dalla morte di una persona, quanto da una serie di considerazione di ordine generale su alcune dinamiche del Web.
      La differenza tra questo post e un articolo che mostra il video dell’infarto di Mango è così abissale che credo non sia necessario spendere altre parole a riguardo.

  • Marco Stizioli scrive:

    LAPSUS FREUDIANO GROSSO COME UNA CASA: MANZO AL POSTO DI MANGO 😀

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