Gli esami di maturità all’epoca di Twitter

Gli esami di maturità all’epoca di Twitter

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Ieri mi stavo dedicando alcuni minuti di relax su Twitter, quando all’improvviso è successo: mi sono accorto che non sono più un “poco più che ventenne“, gli anni sono passati implacabili e sono ormai un “quasi trentenne“. Sto invecchiando.

La colpa di questa amara consapevolezza è dell’hashtag #maturità2014, che ieri spopolava su Twitter tanto da finire tra le tendenze più calde del social network. Ieri, lunedì 23 giugno 2014, i maturandi di tutta Italia si sono dovuti confrontare con la fatidica terza prova, l’esame scritto multidisciplinare ribattezzato da molti “quizzone”. Nei giorni precedenti è stata la volta del tema d’italiano e della seconda prova scritta, differente per ogni indirizzo di studio; seguirà poi l’esame orale, ultima tappa di quella via crucis che sono gli esami di maturità.

hashtag #maturità2014

Mi son sentito vecchio, di una generazione altra, diversa da quella dei nativi digitali, perché ai tempi dei miei esami di maturità Twitter ancora non esisteva. Il mio cellulare era un Nokia 3310 e il massimo delle emozioni che sapeva regalarmi erano tutte nello Snake, quel giochino che adesso può essere considerato un pezzo di archeologia digitale (ok, sto per mettermi a piangere).

Mentre la memoria corre ai tempi dei miei esami di maturità (preparazione alla terza prova: incollare nel vocabolario d’inglese fotocopie rimpicciolite del libro di fisica) mi domando come sia essere adolescenti ai tempi dei social media, come si vivano e come si raccontino gli esami di maturità ai tempi di Twitter.

L’hashtag #maturità2014 è stato usato proprio da tutti: radio, giornali, magazine e compagnia bella che hanno raccontato – ciascuno a modo suo – gli esami di maturità 2014; professori e lavoratori del sistema scolastico; e poi ovviamente loro, i maturandi, gli studenti che stanno lasciando il mondo della scuola per andare incontro al baratro ad un futuro pieno di successi.

Le poche persone con cui io potevo confrontarmi sugli esami di maturità erano i miei amici e i miei compagni di classe, una ventina o poco più. Attaccati al telefono o di fronte ad una tazzina di caffè a raccontarci su cosa eravamo caduti, quanto eravamo riusciti a scopiazzare, come ce l’eravamo cavata, eccetera eccetera. Non immaginavamo un futuro in cui bastava accendere il pc o lo smartphone (altro che Nokia 3310!), cliccare sull’hashtag #maturità2014, per entrare in contatto con centinaia di persone che, come noi, erano sedute ai banchi di scuola a sudar freddo.

Credo proprio che gli esami di maturità ai tempi di Twitter siano, per ragazze e ragazzi social oriented, l’ennesima occasione per condividere un pezzettino del proprio racconto di vita, per lanciare messaggi nell’etere, per confrontarsi e per svagarsi, per esorcizzare in collettività un “momento duro per tutti”. Forse, riuniti tutti sotto il medesimo hashtag, questi maturandi del 2014 si sentono parte di uno stesso grande gruppo, di una fratellanza informale e improvvisata in cui tutti, almeno per pochi giorni, condividono le stesse ansie, le stesse apprensioni, le stesse speranze.

Probabilmente sono soltanto un povero “quasi trentenne” che non riesce a capire veramente l’uso dei social media da parte degli adolescenti e forse mi sto dimenticando per un momento i lati oscuri dei social network. Tuttavia oggi voglio pensare che questa costante connessione in Rete sia un’occasione preziosa per creare un senso di appartenenza, di comunità, per sentirsi parte di una rete sociale più grande e variegata di quel pezzetto di mondo che ci sta tra i corridoi di una scuola di provincia.

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