L’ansia va di moda

L’ansia va di moda

SHARE
, / 2482 3

La facilità con cui si ripete la parola “ansia” negli status Facebook e negli aggiornamenti Twitter mi ha sempre incuriosita, così come l’ubiquità del termine “disagio” o della celeberrima espressione “Mai una gioia”, protagonista di meme e veri e propri stili di vita esibiti online. Perché tanto successo? Quanto è più attraente e divertente l’ansia way of life da raccontare sui social rispetto alla positività e al tanto caro “Sono una persona solare e positiva” che si leggeva solo qualche anno fa nelle bio dei primi blog?

Io che vivo quotidianamente il fenomeno ansioso sorrido un po’ perché se fino a poco tempo fa non mi azzardavo nemmeno a pronunciare la parola ansia, adesso godo del suo sdoganamento. L’ansia c’è sempre stata e ci sarà sempre, solo che adesso è più facile parlarne, pur mascherandola con l’ironia che caratterizza il personaggio che ci siamo costruiti su Facebook.

L’ansia non è più comune rispetto a prima, solo la si condivide di più perché è facile scrivere #ansia su twitter, dove quasi nessuno ti conosce, e sentirsi liberi dal comune peso quotidiano, mentre il solo pensare di condividere l’ultima preoccupazione in voga nella nostra mente con lo sguardo interrogativo di chi ci sta vicino costituisce già un’ansia aggiuntiva.

Su Il Post hanno di recente condiviso questo articolo illuminante di Annaelena Benini pubblicato su Il Foglio: un ritratto malinconico e sussurrato di un fenomeno condiviso che distrugge intere giornate ai più sensibili.

La Benini racconta la fenomenologia del minuto di ritardo, dei pensieri nefasti che si rincorrono, dell’ansia di non poter ricaricare il cellulare, il pc, l’ipad e di essere tagliati fuori dalla nostra routine in chiaro pericolo di vita. Tutte fandonie lette così, a mente lucida, tutti trigger di stati acutissimi d’ansia in quei momenti. E cosa succede allora? Si sragiona, si telefona compulsivamente al caro ritardatario, si ragiona freneticamente sul perché di tutto, si immaginano in pochi secondi scenari catastrofici ampissimi, evoluti, da film di serie B, quelli di Canale 5 nei pomeriggi d’estate. Salvo poi cancellare tutto (più o meno) con un ideale colpo di spugna mentale quando l’amato ritorna o si ripresentano le condizioni che noi riconosciamo come standard, e quindi sicure.

A rappresentare con delicatezza e realismo gli stati d’ansia e la condizione di chi, come me, vive la vita schivando nuove preoccupazioni ed inventandosene di totalmente nuove e originali c’è il lavoro di John William Keedy, fotografo americano che racconta nel progetto It’s Hardly Noticeable gli effetti dell’ansia come malattia riconosciuta e curabile, ma comunque invalidante.

Keedy indaga la distanza tra realtà e percezione e sceglie di condividere il progetto per scardinare il pensiero più frequente degli ansiosi, cioè la convinzione intima che si sia soli al mondo a sperimentare certi meccanismi e che raccontarlo all’esterno possa solo peggiorare la situazione e renderci ridicoli.

ansia rappresentata nel progetto fotografico di John Keedy

ansia rappresentata nel progetto fotografico di John Keedy ansia rappresentata nel progetto fotografico di John Keedy ansia rappresentata nel progetto fotografico di John Keedy ansia rappresentata nel progetto fotografico di John Keedy

No, non mi disturba neanche un po’ che l’ansia vada così di moda, perché tanto lo so, lo so che i social network sono una grossa comune e che la condivisione innocua nasconde sempre una verità. Non c’è rischio di banalizzazione, basta fermarsi un attimo e pensare che il peggiore nemico dell’ansia è la condivisione e la razionalizzazione. Il resto non conta.

(Photo credits: John William Keedy)

3 Comments

Lascia un commento

Your email address will not be published.

PASSWORD RESET

LOG IN



nike sneakers e scarpe sportive online Nuovi Jordans Outlet Online Nike Air Max Outlet Online Nike Free Outlet Online