La fine di un amore reinterpretata con web e foodporn

La fine di un amore reinterpretata con web e foodporn

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Siamo talmente abituati a dire che Internet domini le nostre vite che non contiamo nemmeno più le ore che passiamo connessi tra smartphone, pc e tablet. Il digitale è diventato più reale della “vita vera”, basti pensare a tutti i contatti quotidiani che un social network favorisce e gli affetti che al loro interno si sviluppano. Internet ha modificato la nostra quotidianità, le abitudini, ma soprattutto gli atteggiamenti. Per esempio: l’essere umano nella sua versione iperconnessa ha più libertà. Egli si sente in dovere di esprimere le proprie cattiverie con un commento o un tweet sentendosi libero, ma soprattutto impunito, e questo è un male. La libertà di pensiero ed opinione non può prescindere dalla cortesia.  L’individuo iperconnesso, ancora, legittima le proprie ansie anche quando dipendono da particolari di poco conto: se al messaggio visualizzato non segue subito una risposta il suddetto individuo si sente libero di poter giudicare, di spaventarsi, di inseguire e innervosirsi, accumulando le già menzionate ansie su un unico, terribile avviso “messaggio visualizzato alle”. Anche questo è un male.

Allo stesso tempo l’individuo iperconnesso sente la libertà di essere più creativo rispetto alla sua vita analogica, ma questo non è necessariamente un male. Quanti progetti ci saremmo persi senza la componente virale che il web ha dato loro? Non c’è nemmeno bisogno di porsi la domanda se siano artisticamente legittimi, per l’arte ci sono sempre posti più adatti del web, questi sono esercizi di creatività.

Considerate, per esempio, questa serie di fotografie. Il progetto è di Isabella Giancarlo, designer, e si chiama Eat your heart out. Raccoglie fotografie di torte, biscotti e parole di pasta frolla, per re-immaginare la fine di una relazione come qualcosa di dolce, da mangiare e rimuovere dai ricordi con meno dolore.

Una foto pubblicata da eat your heart out (@eatyrheartsout) in data:

Una foto pubblicata da eat your heart out (@eatyrheartsout) in data:

Questa è la sublimazione del tormento che si innesca nel cervello alla fine di una relazione. Immaginate di poterlo traslare in un’altra dimensione e associare a tutte le parole dette, agli addii, alle offese e ai ricordi, una sensazione dolce, soddisfacente come solo l’hashtag #foodporn sa darvi. Si tratta di un esercizio di creatività, ma anche di autocontrollo. Le parole diventano decorazioni di zucchero a velo, biscottini, cupcake, crostate e il dolore prende di colpo una forma nuova, esorcizzato da zucchero, burro, uova e farina.

Una foto pubblicata da eat your heart out (@eatyrheartsout) in data:

Una foto pubblicata da eat your heart out (@eatyrheartsout) in data:

Una foto pubblicata da eat your heart out (@eatyrheartsout) in data:

Se questo tipo di progetti digitali (e per questo facilmente condivisi) diventa parziale antidoto alla sofferenza, fatemelo dire: meno male che c’è il Web, meno male che c’è ancora la libertà di sentirsi artisti e creativi per un giorno! Tanto poi, se non si fosse capito, d’ora in poi mangerò le parole cattive senza rimpianti, proprio come Eat your heart out insegna.

Una foto pubblicata da eat your heart out (@eatyrheartsout) in data:

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