Internet danneggia il “giornalismo ragionato della carta stampata”?

Internet danneggia il “giornalismo ragionato della carta stampata”?

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Fino a un paio di mesi fa non sapevo se rinnovare o meno la mia iscrizione all’albo dei giornalisti pubblicisti. Da quando sono iscritto, infatti, non ho trovato alcuna utilità reale nell’appartenenza a un ordine che, di fatto, non mi ha offerto alcuna opportunità nel mondo del lavoro – nel mondo in generale.

Inoltre l’iscrizione all’albo dei giornalisti pubblicisti mi sembrava un po’ obsoleta, in un’epoca in cui il mestiere di scrivere si fa sempre più liquido, sempre meno vincolato da etichette e categorie. Per scrivere e produrre contenuti di qualità non serve alcun ordine, nessun albo. La verità è che servono solo delle buone idee, una grande inventiva e delle ottime capacità di scrittura.

Alla fine ho deciso di rinnovare la mia iscrizione all’ordine, scelta di cui in questi giorni sono particolarmente pentito. Perché l’ordine dei giornalisti sembra confermare la sua estraneità dal mondo reale, restando confinato in una dimensione obsoleta e incartapecorita. L’ultima beffa dell’ordine è raccontata da Pino Rea sul sito di Lsdi.

Pino Rea fa parte del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti. E’ rimasto giustamente sbalordito quando si è imbattuto in un quesito del corso online sulla deontologia professionale, che è parte dei programmi per la formazione professionale continua dei giornalisti italiani.

Secondo un test presente all’interno del corso,

“il giornalismo ragionato e d’approfondimento della carta stampata rischia di essere indebolito dal primato della cultura di internet”.

 

Secondo l'ordine dei giornalisti, il giornalismo ‘’ragionato e di approfondimento’’ è inconciliabile con la cultura di Internet

Secondo l'ordine dei giornalisti, il giornalismo ‘’ragionato e di approfondimento’’ è inconciliabile con la cultura di Internet

Mi ha consolato sapere che anche all’interno dell’ordine stesso c’è chi ritiene incommentabile una simile presa di posizione. Ma resto profondamente indignato, per una serie di ragioni.

  • Come afferma Pino Rea all’interno del suo post di segnalazione, la domanda presente all’interno del corso online sulla deontologia professionale non ha assolutamente nulla a che vedere con la deontologia stessa. Ad essere pignoli, aggiungerei io, una tale presa di posizione da parte dell’ordine dei giornalisti è anzi da considerarsi deontologicamente scorretta.
  • La presa di posizione è del tutto arbitraria, anacronistica e ambigua.
  • L’affermazione inserita dall’ordine all’interno del corso è un dogma miope e bugiardo. Per quanto mi riguarda, i contenuti più ragionati e gli approfondimenti più illuminanti che io abbia letto negli ultimi anni viaggiano online.
  • L’ordine sembra ignorare una radicale trasformazione che sta attraversando, in questi anni, il mondo della scrittura. Stanno venendo sempre meno i confini netti che separano la carta stampata dal web; i mezzi di informazione sono sempre più ibridati; il miglior giornalismo non tiene conto né di titoli né di etichette e riesce a raggiungere una crossmedialità che avvicina carta stampata e web 2.0. Queste trasformazioni sono sotto gli occhi di tutti. Vien da pensare che i responsabili di quella affermazione scellerata presente nel corso di deontologia vivano in una bolla temporale che è lontana anni luce dal giornalismo di qualità, che sa evolversi e e che sa sfruttare al meglio le opportunità dello strumento internet.
Rules for a constructive journalism
A rendere costruttiva ed edificante l’attività giornalistica non è lo strumento scelto, bensì l’approccio intellettuale del giornalista.

“Il giornalismo ragionato e d’approfondimento della carta stampata rischia di essere indebolito dal primato della cultura di internet”: in un’affermazione sola, l’ordine dei giornalisti riesce ad arrecare danno al popolo di scrittori e informatori che, pur senza appartenere ad alcun ordine, animano il web con contenuti interessanti e di qualità e a quei giornalisti che hanno saputo abbattere distinzioni inutili e antiquate e che hanno saputo portare la loro professione ad un livello superiore.

No, internet non danneggia affatto il “giornalismo ragionato”. Il giornalismo di qualità ha ben altri nemici, che somigliano tanto a generali impettiti che sparano alla cieca sulle proprie truppe.

2 Comments

  • Pino Rea scrive:

    Va dato però atto al CTS (Comitato tecnico scientifico) dell’ Ordine – l’ organismo incaricato dei controlli su corsi Universitari e scuole di giornalismo – di aver immediatamente eliminato dal questionario quella domanda. Impegnandosi a cancellarne gli effetti nel caso qualche risposta sbagliata avesse influito sui giudizi finali del corso.

    • Silvestro scrive:

      Una buona notizia! Grazie mille per la precisazione.
      Spero vivamente che questo episodio sia di monito a quanti puntano ancora il dito contro il web, considerandolo come una minaccia alla cultura e all’informazione.

      Colgo l’occasione per complimentarmi per il suo impegno all’interno del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti, profuso affinché le cose cambino.

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