Influencer pomo della discordia

Influencer pomo della discordia

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Quando si parla di web la prima cosa che mi viene in mente è che nulla viene mai dimenticato se è stato pubblicato online; qualsiasi cosa si faccia ricordatevi che ne rimarrà per sempre l’eco e chiunque potrà ritrovarla, anche dopo anni, per usarla a vostro favore o sfavore (dipende dai punti di vista). Come monito suona un po’ cupo e angosciante e subito ci torna in mente il nostro primo blog con tutti quei post che adesso suonano un po’ naïf. L’avremo oscurato per bene? Questa grande verità vale non solo per le nostre attività online, ma diventa fondamentale per i brand e la loro brand awareness. Ciò implica che ogni passo, soprattutto quelli poco graditi, riecheggi a lungo, sempre pronto per essere tirato in ballo dagli utenti iper critici. E per quanto ci si possa raccomandare con i propri social media manager o creativi di stare attenti a cosa si dice e a come lo si fa, le polemiche sono sempre un pericolo tangibile.

Lo spunto di riflessione è nato da una campagna, di per sé carina, creata da Carpisa con un claim semplice e chiaro: “Ho deciso di pensare. Ho pensato di essere. Just Me. #nobloggernoinfluencerjustme”.

Come si vede nel video l’idea è quella di promuovere il pensiero libero, almeno nella moda: scegliamo quello che più ci piace senza pensare troppo ai trend, ai fashion blog, ai consigli di moda e lifestyle.

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Non vedo un grosso intento polemico nel concept di questa campagna, piuttosto la contestualizzazione, in un mondo web-dipendente, di un concetto stra-noto: sii te stessa. Ma come ha reagito l’utente medio? Valanga di critiche. Perché? Beh, ovviamente perché non molto tempo fa la stessa Carpisa aveva fatto largo uso delle fashion blogger, Chiara Ferragni in testa, per promuovere i propri prodotti tra eventi, shooting, campagne pubblicitarie e linee create ad hoc in collaborazione con gli influencer più in voga al tempo.

Ma leggete qui commenti e le reazioni.

Non dovreste denigrare le blogger che avete usato voi stessi fino a qualche tempo fa”. “Non siete coerenti”. “Fate una campagna contro il pensiero di massa e i fashion blog e poi continuate ad invitarli ai vostri eventi?

Quale la maniera migliore per gestire la crisi innescata dallo slogan? Buone maniere prima di tutto, esattamente come sta facendo il social media manager di Carpisa, con risposte che ribadiscono lo spirito positivo della campagna, non alimentare i troll e non censurare i commenti, nemmeno quelli più aspri.

Ma il trend comune vede un esercito di navigatori spesso molto critici verso gli influencer, soprattutto nella moda; per quanto il fenomeno dei blogger che sponsorizzano sia nato da pochi anni, è diventato il pomo della discordia più gettonato di molti dibattiti sul web, anche quando, come in questo caso, non ci sono. Si può davvero dire che a tale proposito Carpisa sia stata incoerente o è il via tribolato ad una nuova maniera di pensare le campagne web? Ma soprattutto: si può immaginare il futuro del marketing senza blogger e influencer che sponsorizzano?

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