I vlog, una vita 2.0

I vlog, una vita 2.0

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I tempi che stiamo vivendo, quelli del web 2.0, quasi 3.0, hanno una parola magica che è chiave di tutto: condivisione. Si parla di condivisione quotidianamente con i nostri profili social, condivisione di pensieri nei blog personali, nei commenti alle notizie online, nelle chat. Una buon parte della nostra vita è online e questo è valido persino per le generazioni più restie alle nuove tecnologie: si pensi alla telefonate Skype con figli e parenti lontani, nessuno può sottrarsi alla meraviglia del web. Ma immaginate che sul web non ci sia solo una parte di voi, ma la totalità della vostra vita. Immaginate che i racconti quotidiani delle vostre giornate siano confezionati in video e condivisi con un pubblico potenziale vastissimo: come vi sentireste?

Questi video si chiamano vlog, dalla contrazione di video e blog, e sono racconti quotidiani di perfetti sconosciuti che, coscientemente, pubblicano le proprie giornate su Youtube come in una sorta di reality meno artefatto dell’arcinoto Grande Fratello.

Il paradosso è evidente: fino a che punto si può parlare di violazione della privacy? Se quella di mettere su Youtube la propria vita è una scelta cosciente vuol dire che siamo già oltre il concetto di  blogger e più vicini a quello di celebrità?

Quello che è certo è che oltre una certa soglia di visualizzazioni Youtube avvia veri e propri programmi di partnership con i video maker e, senza che questo sia dichiarato esplicitamente, ci troviamo a varcare il confine tra condivisione e lavoro. Il concetto di celebrità diventa sempre più tangibile e intere generazioni di giovani blogger italiani, inglesi, americani arrivano a definire il “fare video” un lavoro vero e proprio, un intreccio tra pagamenti di Youtube, sponsor, collaborazioni con aziende e agenzie per lo spettacolo che ne curano l’immagine.

Per cominciare a conoscere il mondo dei vlogger partite da due categorie: le famiglie e i viaggiatori.

Se amate i racconti rassicuranti di giovani famiglie americane provate a seguire per qualche giorno It’s Judy Life da Seattle: moglie beauty guru di Youtube, marito agente immobiliare/cuoco amatoriale con anche lui un canale su youtube e tre figlie, di cui due appena nate. Vloggano sin da quando erano fidanzati, circa 5 anni fa, ogni singolo giorno, parti compresi.

Il secondo esempio è made in UK: Louis Cole, un trentenne del Surrey, vicino Londra, che di mestiere fa il vlogger viaggiatore. Quasi tre anni di blog quotidiani e di viaggi in ogni parte del mondo, dall’America in Australia, alla scoperta di luoghi, avventure, sport estremi e iniziative umanitarie. Un racconto quotidiano di viaggi e scoperte che è diventato il suo mestiere in cui lui non solo è protagonista dei video, ma anche regista e montatore, usando solo un Mac e una piccola videocamera.

Ma sarà giusto eticamente? E’  davvero violazione della privacy o rientra ancora nel concetto di condivisione? O forse, più semplicemente, è un nuovo modo di vivere la vita connessi? Il futuro è qui e forse noi non ce ne siamo accorti.

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