Humans of the internet

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Sbirciando il mio profilo Facebook trovereste ordinaria attività social, certo, ma soprattutto un like al giorno su una precisa pagina, like che, peraltro, condivido sempre con Silvestro. No, non sono gli ultimi aggiornamenti di Hugh Jackman, anche se pure per quelli c’è il like assicurato, ma un progetto fotografico che si chiama Humans of New York, un profilo Facebook che è anche un sito web, un profilo twitter e anche un libro.

Photo credits: Human of New York

Photo credits: Human of New York

Libro Humans of new york

Photo credits: http://twoeight.co/

L’autore di questo progetto si chiama Brandon Stanton, gira per New York, scatta fotografie a coloro che incontra e fa loro delle domande. Il risultato sono condivisioni quotidiane di volti, abbracci, coppie, amici, sorrisi, sguardi seri e stralci di conversazioni che ci lasciano intuire vite, drammi, storie, piccole felicità. Non c’è nessun intento didattico, né prediche nascoste, quella di Humans of New York è semplice condivisione.

E da questo concetto di condivisione che parte la riflessione di oggi, su ciò che i social network possono diventare se usati con moderazione e piglio minimalista come nel caso di HONY: piccole perle di vita vissuta, non troppi dettagli, cosicché non si intacchi la privacy del protagonista e si abbia spazio per riflettere immaginare, traslare questi dettagli sulla propria di vita e trovare soluzioni per i nostri piccoli problemi quotidiani.

Potremmo chiamarlo personal storytelling, cioè la capacità di raccontarsi (e raccontare) senza eccedere nei dettagli, niente voyeurismo come nel caso dei vlog, ma piccole finestre sul nostro mondo.

E’ forse questa la giusta via, ammesso che ne esista una, dei social network? Sarà questo il futuro del web 2.0, oramai 3.0? In fondo si parla sempre di personal branding, cioè la capacità di trattare se stessi come un brand e utilizzare strategie di storytelling, per l’appunto, ma anche di content marketing. Non è che si debba per forza vendere qualcosa col personal branding, semplicemente si consolida una presenza online raccontando quello che facciamo, quello che siamo, estendere la nostra rete di contatti, imparare dagli altri con un sano confronto. Bisognerà avere una mission e una vision, oppure meglio un personal storytelling più spontaneo? Ma soprattutto, essendo narratori di voi stessi, avete in mente ciò che volete comunicare? Preferite un personaggio o meglio essere se stessi in tutto e per tutto?

A ciascuno la propria strategia, i propri obiettivi, ma se mai dovesse capitarmi di andare a New York nel prossimo futuro io non vi nascondo che andrei a caccia di Mister Stanton, gli confesserei il mio like quotidiano e probabilmente gli direi che è difficile vivere qui a Bari, ma per fortuna che ci sono i social network per sognare.

E voi? Cosa raccontereste?

personal branding

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