Le bugie hanno le gambe corte, ma fruttano se sei scaltro

Le bugie hanno le gambe corte, ma fruttano se sei scaltro

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Vi racconto una storia.

Nel 2013 Annabelle Natalie Gibson crea una app per iPhone, The Whole Pantry, per consigliare gli utenti su come condurre una vita sana prendendosi cura di sé stessi con l’alimentazione e il pensiero positivo. La app diventa subito un successo, diventa Best iPhone App del 2013, Belle riceve molti premi e si gode il suo successo raccontando, però, che la sua vita è una conquista ogni giorno: ha solo 26 anni, ma condivide con il suo pubblico una storia durissima. Le hanno diagnosticato un cancro nel 2009, ma poi la malattia si è sviluppata in altri organi vitali e ogni giorno è una lotta per la sopravvivenza con forza e determinazione. The Whole Pantry diventa anche un libro, subito best seller, e Belle raccoglie fondi per la lotta contro il cancro condividendo la sua vita, la sua storia. Nel 2014 la situazione si aggrava, Belle ha il cancro in fase terminale che si sta diffondendo a sangue, milza, fegato e cervello. A dispetto del pochissimo tempo che le resterebbe da vivere, Belle continua ad andare avanti con i suoi progetti, le sue raccolte fondi, con la promozione del suo libro e sostiene che ciò che la tiene in vita è proprio la vita sana che racconta nel suo libro e l’uso della medicina olistica. Niente chemioterapia, solo ritorno al naturale.

credits: Mashable

credits: Mashable

Ed è in questo preciso momento che qualcosa comincia a non tornare. Come è possibile che non ci sia bisogno di chemioterapia? Come si può sopravvivere ad una diagnosi di questo tipo curandosi con l’alimentazione? Il personaggio di Belle insospettisce, l’impero digitale che ha costruito, tra account Instagram motivazionale, storytelling e auto promozione all’ennesima potenza, si sgretola piano piano.

Credits: ELLE

Credits: ELLE

Belle non ha i 26 anni che dichiara, ma solo 23, i fondi che ha raccolto per la ricerca contro il cancro non sono mai stati donati a nessuno, Belle non ha mai avuto il cancro. Belle sta benissimo e tutto quello che ha creato è finto, la sua storia è finta, il personaggio che si è creata nel mondo digitale è frutto di una banale ricerca di attenzione che ha preso in giro migliaia di malati, migliaia di persone che hanno creduto in Belle affidandosi alla sua finta esperienza di vita.

credits: Australian Women's Weekly

credits: Australian Women’s Weekly

Negli articoli a lei dedicati la si dipingeva come una combattente, peccato che la realtà fosse ben diversa: Belle non è altro che uno dei tanti bugiardi del web, dove è semplice costruire una vita parallela con pochi elementi e far credere ciò che si vuole. Ma nessuno la fa franca per così tanto tempo, inevitabilmente sarebbe venuto tutto a galla, ma nei 2 anni pieni di vita del personaggio “Belle la malata” migliaia di follower hanno condiviso le loro storie, le loro preghiere e i loro pensieri con la giovane sfortunata e il suo bambino, che sarebbe rimasto solo perdendola.

Alla fine della storia Belle è stata smascherata, la sua vera storia rivelata, non ci sarà più niente da temere, no? E invece no, dopo mesi di silenzio Annabelle ha venduto una intervista esclusiva sulla sua storia alla versione australiana di 60 minutes, per raccontare il suo punto di vista.

Cosa ci sarà da raccontare poi? “Ho detto un sacco di bugie” piccolo pianto, “mi dispiace” piccolo pianto, “la mia vita è sempre stata così complicata”, lacrime copiose, “perdonatemi”, pianto finale. E tutto sarà a posto: ciao Belle, è stato così motivante vederti combattere un cancro che non esiste, ma ora per amor di share e sensazionalismo, ci fa ancor più piacere sentirti dire stupidaggini, pagata, in TV. E non ci importa di quanto tu abbia provato piacere a promuoverti costantemente nei social network con le tue foto, i tuoi selfie, le tue massime, l’importante è che ora la nostra morbosità trovi soddisfazione con le tue interviste.

credits: Mashable

credits: Mashable

A volte le storie hanno un lieto fine, quella di Belle lo ha avuto per qualche mese, ma poi è tornata la voglia morbosa di sapere di TV e media digitali e tutto il buon senso è andato perduto.

Sarà per la prossima volta!

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