Food photography, ma solo per finta

Food photography, ma solo per finta

SHARE
, / 910 1

Niente riesce a stuzzicare al tempo stesso immaginazione, occhi e papille gustative come la food photography. Lo abbiamo detto più volte: per noi è una terapia nei momenti di tristezza, un antidoto capace di farci tornare il buonumore anche quando qualcosa ci toglie il sorriso dal viso.

Grazie al web e ai social network, la food photography ha letteralmente spopolato, è diventata un fenomeno così pervasivo e a volte morboso da aprire le porte al foodporn, la spettacolarizzazione e l’esaltazione del cibo attraverso foto e video. Food photography e Foodporn hanno conosciuto nel corso del tempo numerose declinazioni: ce n’è veramente per tutti i gusti, culinari e fotografici. C’è anche chi si fa beffe della food photography, chi riesce a giocarci con disinvoltura creando fotografie dissacranti e ironiche al tempo stesso.

E’ il caso, ad esempio, della graphic designer Kristina Lechner, che nel suo account Instagram sfoggia una collezione sui generis di food photography. La particolarità degli scatti di Kristina Lechner? Sono dei fake. Proprio così: quella della fotografa statunitense sembra food photography ma non lo è, perché nulla di commestibile appare nei coloratissimi scatti.

A volte la finzione si nota a prima vista, come nel caso di un divertente sandwich composto da infradito e asciugamani.

Altre volte però l’inganno è sottile e servono le indicazioni dell’autrice per capire che siamo al cospetto di una fake food photography. Prendiamo il caso di questi splendidi cupcake, invitanti ma sicuramente non commestibili:

Sono fatti di cotone e schiuma da barba, e quelli che sembrano dei colorati confettini di zucchero sono in realtà brillantini adesivi per unghie.

La galleria delle illusioni di Kristina Lechner è veramente vasta e in continua crescita. Ospita creazioni originali, irriverenti e spiritose. C’è del finto sushi, dei finti hamburger, macarons ingannevoli creati coi tappi delle bottiglie e gelati immangiabili fatti di salviette di stoffa.

Il progetto di finta food photography realizzato da Kristina Lechner non è solo bello da guardare, è anche intelligente. Ironizza sulla nostra ossessione per il foodporn, ma non solo. Strizza l’occhio con sarcasmo alla nostra morbosa attenzione per l’aspetto esteriore delle cose, al nostro attaccamento a cibi che devono essere prima di tutto belli, non necessariamente sani. Il progetto di Kristina Lechner ha senso se inquadrato nelle manie della società del consumo occidentale, e se da un lato fa sicuramente sorridere, dall’altro lato potrebbe essere anche un interessante spunto di riflessione.

La graphic designer statunitense, inoltre, gioca con un aspetto cruciale della food photography: la finzione. Molta della food photography che campeggia tra riviste di cucina e materiale pubblicitario, infatti, è frutto di artifici, ritocchi e trucchetti che poco hanno a che fare con la cucina in senso stretto. Vi siete mai chiesti perché l’ultima torta che avete realizzato non ha per niente l’aspetto perfetto e invitante promesso dal vostro sito preferito di ricette?

Forse, perché l’aspetto estetico che volete raggiungere è finto. Perché nella foto che osservate con invidia, sono stati utilizzati dei fogli di cartone per separare gli strati della torta. O perché in quella foto è stato utilizzato dell’olio per motori al posto dello sciroppo d’acero.

Soprattutto in campo pubblicitario, la food photography fa ampio ricorso a trucchi che garantiscono la perfetta riuscita di uno scatto. Poco importa se viene violata l’autenticità della realtà e la commestibilità del cibo. E’ per questo, ad esempio, che spesso viene utilizzato del purè di patate al posto del gelato alla vaniglia, o della colla al posto del latte.

La fake food photography di Kristina Lechner parte da presupposti simili, ma svela il trucco nel momento in cui esso entra in funzione. Gioca sulle illusioni e sulle somiglianze senza cercare minimamente di nascondere l’artificio, facendo anzi leva su di esso. La food photography di Kristina Lechner è il gioco dell’artificiale che sfacciatamente finge di essere buono.

One Comment

Lascia un commento

Your email address will not be published.

PASSWORD RESET

LOG IN