L’Expo 2015 e il forum della discordia

L’Expo 2015 e il forum della discordia

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L’Expo 2015 non è ancora iniziato e ha già trovato motivi per far parlare di sé. Probabilmente non nel modo in cui avrebbero sperato gli organizzatori. Dopo aver urtato il popolo della Rete per la questione ormai arcinota dei volontari arruolati, Expo Milano 2015 torna a far discutere, a causa di un evento di chiara impronta omofoba organizzato dalla Regione Lombardia, che sembra godere del patrocinio dell’Esposizione Universale che Milano ospiterà dal primo maggio al 31 ottobre 2015.

locandina_forum_omofobo

L’evento in questione è un forum intitolato “Difendere la famiglia per difendere la comunità” ed è un incontro incentrato sulla difesa della famiglia tradizionale e sulla condanna di unioni e matrimoni omosessuali. Nella locandina di quello che è già diventato il forum della discordia, campeggia il logo ufficiale di Expo 2015. Perché mai un evento legato al tema del cibo e dell’alimentazione debba supportare un incontro sulla famiglia tradizionale, resta un mistero per tutti.  Di certo il patrocinio di un evento mondiale come l’Expo ad un incontro di chiara matrice omofoba darebbe grande eco e risalto alla lotta anacronistica combattuta a discapito della comunità LGBT.

E la comunità LGBT, ovviamente, non ci sta. Le proteste e le polemiche contro l’inopportuno patrocinio sono state fulminee e hanno coinvolto anche numerosi esponenti politici, indignati dell’uso improprio del logo di Expo 2015. A opporsi contro il convegno omofobo e contro l’assurdo patrocinio, anche il Ministro Martina, il Comune di Milano, la Cgil e la Uil della Lombardia, senatori e deputati di Sel, Pd e M5S (che hanno presentato interrogazioni a Camera, Senato e Commissione Europea). E mentre i Giovani Democratici hanno organizzato un presidio in difesa di tutte le famiglie, l’assessora alla Cultura Cristina Cappellini difende la sua scelta di introdurre il dibattito del forum sulla famiglia tradizionale:

Il convegno promosso legittimamente e convintamente da Regione Lombardia ha come unico scopo quello di riflettere sul valore e sul futuro della famiglia naturale, che per noi rappresenta il modello cardine di famiglia.

Di opinione diversa è Giuseppe Sala, commissario unico dell’Esposizione, e Ruggero Gabbai, presidente della Commissione Consiliare Expo del comune di Milano:

L’Expo, che si appresta ad essere la vetrina d’Italia e della nostra Città nel mondo, non può e non deve essere associata a iniziative che promuovano una cultura superata in tutto il mondo occidentale.

Eppure l’incontro non viene annullato e, cosa ancora più grave, quel logo di Expo 2015 continua a campeggiare sulle locandine dell’evento. La notizia fa in breve il giro del mondo e non tardano ad arrivare risposte anche dagli organizzatori ufficiali dell’Expo. Sulla pagina Facebook di Expo 2015 viene pubblicato un messaggio in risposta alle ripetute polemiche sollevate:

Expo è una piattaforma di confronto che non produce sintesi ma lascia spazio a posizioni diverse e spesso antitetiche tra loro. Da questo punto di vista, la ricchezza di Expo è legata alla molteplicità di posizioni di tutti i soggetti coinvolti. Il tema non è come silenziare la voce portatrice da idee diverse dalle proprie, quanto piuttosto capire come utilizzare la piattaforma comunicativa di Expo per comunicare le proprie idee”.

Se queste parole possono risultare un po’ sibilline e prestarsi a diverse interpretazioni, ben più esplicita è la presa di posizione del segretario generale del Bureau International des Expositions, l’ente che assegna l’Expo e ne sovrintende l’organizzazione. Intervistato da Repubblica, Vicente Gonzales Loscertales ha ribadito che Expo 2015 “non può essere mai discriminatorio di gruppi di cittadini che hanno il diritto di avere le proprie opinioni religiose, i propri orientamenti sessuali“. E ancora:

Utilizzare in modo abusivo a fine politico il logo non è accettabile ed è in contraddizione con i valori di Expo e del Bie.

Gonzales Loscertales ha sottolineato come l’Expo 2015 non abbia mai autorizzato l’accostamento del proprio logo al convegno. E sulla scelta di Maroni che, nonostante questo, si rifiuta di togliere il logo di Expo 2015 dal materiale di comunicazione del convegno, dichiara:

La società Expo ha regole precise sulla concessione dei patrocini e, ripeto, non si può fare di Expo un elemento di lotta politica. Chiederemo al presidente Maroni di fare il necessario per evitare questa situazione. Possiamo capire che la Regione non abbia avuto cattive intenzioni, ma visto che questo convegno può essere considerato offensivo e discriminatorio, adesso bisogna rispettare i diritti di tutti. E bisogna rispettare il logo di Expo, che è di tutti.

Mentre esponenti dell’Expo e politici continuano a levare voci di protesta, sul web il dissenso assume forme diverse. Su Twitter impazza l’hashtag #boycottExpo2015, su Facebook  spunta una pagina satirica intitolata Convegni X Roberto e iniziano a circolare parodie di locandine fittizie su improbabili incontri patrocinati dall’Expo: Difendere la razza per difendere l’umanità, Nata da una costola – Inferiorità psicofisica della donna, Difendere la schiavitù per difendere la civiltà, eccetera eccetera.

Difendere la schiavitù per difendere la civiltà

Una delle locandine parodistiche create in risposta a quella del “forum della discordia

Il forum “Difendere la famiglia per difendere la comunità” è in programma per sabato 17 gennaio e c’è da scommettere che, nei prossimi giorni, ne sentiremo ancora parlare.

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