Essere donna nel mercato del lavoro

Essere donna nel mercato del lavoro

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Non è mica semplice far diventare virale un post sui social network, ma in questo caso era inevitabile che succedesse. In una normale giornata lavorativa sulle bacheche Facebook della maggior parte delle donne italiane è apparso lo sfogo di Paola Filippini. Paola ha denunciato una situazione che tutte conosciamo e che tolleriamo malvolentieri perché è già difficile trovare lavoro oggigiorno, se ci lamentiamo pure delle occasioni che abbiamo che ingrate saremmo?

La questione: qualsiasi sia la tua età, in ogni colloquio di lavoro arriva puntuale la domanda

Sei sposata? Convivi? Hai figli?

la stessa che hanno rivolto a Paola venerdì. A volte vanno più a fondo, ti chiedono se ne vorrai in futuro, se li vorrai fra dieci giorni o dieci anni, o se magari ti sposi a breve perché in questo caso devono considerare il tempo che gli farai perdere col viaggio di nozze, con le ferie, con la cerimonia. Per le aziende sei un problema perché sei donna. 

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E questa consapevolezza si è fatta sempre più radicata mentre leggevo i commenti all’articolo dedicato a questo episodio su La 27esima ora.

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È una levata di scudi da comunisti. Meglio dire alle donne di ripresentarsi ai colloqui dopo aver fatto i figli e averli piazzati tra babysitter, scuole e asili nido. Anzi no, perché poi i figli si ammalano e dovete rimanere a casa. Facciamo così, tornate quando i figli avranno almeno 18 anni e saranno indipendenti. A pensarci bene allora sarete troppo vecchie, avrete quasi 40 anni se non di più. Va bene, facciamo che lasciate il vostro posto ad un uomo, ok? Non ci importa la preparazione, lo studio, la formazione, siete state brave a raggiungerle e vi vogliamo bene per questo, ma francamente costate troppo e noi dobbiamo preservare le aziende.

Paola, la protagonista della nostra storia, sostiene a gran voce che queste domande siano illegali e tutti abbiamo il diritto di difendere la nostra privacy. Deve essere possibile nel XXI secolo esercitare la libertà di negare informazioni sulla nostra vita personale senza rischiare di venire cacciate dal colloquio, senza che il commentatore anonimo del social network, l’utente medio che è sempre un po’ scemo, ci dica che abbiamo la puzza sotto il naso, che dobbiamo dare precedenza alla famiglia, anzi no al lavoro, anzi no, alla loro opinione non richiesta.

Ma fosse solo questo il pomo della discordia saremmo a cavallo. La realtà è ben più amara. Ci discrimineranno anche per l’età e, ve lo confesso, ai colloqui ultimamente nemmeno ci arrivo perché ho più di 30 anni. Io sono vecchia per il mondo del lavoro. Che dica solo quello che fa piacere al datore di lavoro o che faccia, invece, la pasionaria schizzinosa, difficilmente riuscirò a trovare un lavoro perché sono tremendamente vecchia.

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“Dopo l’allarme del papa”.

Proprio negli stessi giorni anche Papa Francesco è intervenuto nella diatriba

La sfida è tutelare al tempo stesso sia il loro diritto ad un lavoro pienamente riconosciuto sia la loro vocazione alla maternità e alla presenza in famiglia. […] La donna dev’essere custodita, aiutata in questo doppio lavoro – ha poi aggiunto il Pontefice – il diritto di lavorare e il diritto della maternità.

Tutto molto bello, però in verità io vorrei difendermi come donna e lavoratrice, non perché hanno previsto una vocazione per me. Quella poi me la sceglierò io quando sarà il momento.

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