Dove è finito il buon senso?

Dove è finito il buon senso?

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Accade nell’Italia del 2015 che una ragazza subisca uno stupro e che oltre alla gravità dell’episodio si debba subire la violenza verbale degli scemi di turno, quelli che ad ogni episodio di violenza tirano fuori la solita solfa: “Non si va in giro a quell’ora, non ci si veste scollate, non si deve provocare”, come se qualsiasi azione di una ragazza di 16 anni sia un invito al rapporto sessuale. Si presuppone allora, implicitamente, che essendo gli uomini incapaci di trattenere gli istinti primordiali sta a noi donne prevenire la violenza e i rapporti non consenzienti, quindi tutte in giro con sacchi di iuta e maschere per non far intuire le forme del nostro corpo. E voi uomini, poverini, non prendetevela, ma che ci possiamo fare? Siete incapaci.

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Chissà se anche questa raccolta piacerà tanto ai nostri amici di AntiFemminismo e se la useranno come l’…

Posted by Raccolta statistica di commenti ridondanti on Wednesday, 1 July 2015

Se in questa foto viene mostrato un estratto significativo dello stupidario maschilista che l’uomo italico è capace di partorire, non crediate mica che le donne siano immuni. La notizia di uno stupro di una ragazza di 16 anni scatena anche in molte donne il rigurgito maschilista.

Quindi ricapitolando: non sono gli uomini violenti a dover imparare come si sta al mondo in una società civile a come si rispettano le libertà altrui, sono le ragazzine di 16 a dover prevenire le follie altrui.

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…………. – M

Posted by La Friendzone non esiste on Tuesday, 30 June 2015

C’è poi anche la fazione “Sta fingendo” e “Se ti è successo non piangere perché te la sei andata a cercare” e sono alcune donne le più grandi fan. Si parla di femminismo, di diritti, di convivenza civile, ma il giudizio severo e ottuso è sempre dietro l’angolo. Se l’autore di uno stupro è un immigrato parte la rivolta contro il fenomeno dell’immigrazione tutto, se invece, come in questo caso, è un militare, si preferisce fare la morale alle ragazzine, pretendendo da loro un rigore che raramente si chiede agli uomini. Non ci sono inviti allo stupro, ci sono solo uomini violenti e con evidenti problemi comportamentali e psicologici. Che poi si vada o meno vestite provocanti non è un problema che ci riguarda, si chiama libertà.

A questo desolante quadro nazionale affianco una campagna che oserei definire discutibile: il magazine indiano Maggcom avvia una campagna sociale sulla discriminazione dell’uomo. I contributi sono raccolti con l’hashtag #Dontmancriminate, non discriminate gli uomini. Maggcom ritiene questa una società fortemente dominata dalle donne ed è difficile per gli uomini sopravvivere. Pur collocando la campagna nelle giuste coordinate, la realtà indiana ben diversa da quella occidentale, mi riesce difficile credere a problematiche del tipo:

“Perché dare la precedenza alle donne solo perché sono donne?”

“Le donne usano l’arma dell’uguaglianza solo quando conviene”

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Di cosa stiamo parlando? Si è persa la capacità di riconoscere banali problematiche di convivenza civile in cui anche solo un pizzico buon senso sarebbe utile, da fenomeni sociali preoccupanti. Si crede davvero che le femministe perdano il loro tempo indignandosi per un posto sul bus non ceduto?

Magccom interviene sulla polemica generata dalla campagna dichiarando:

So here we are, taking a stand for Gender Equality for all. Treat everyone irrespective of their gender, let them be themselves, do not prefer one over another and then may be we can hope to reach a really neutral society for all of us to live in.

Ma miei cari, non bastava forse solo la buona educazione, il giudizio e le buone maniere?

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