La conservazione dei ricordi, ieri e oggi

La conservazione dei ricordi, ieri e oggi

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La prima volta che ho impugnato una macchina fotografica ero in gita scolastica: scuola media, visita all’Italia in miniatura. Ricordo ancora quanto impacciato fossi con quella macchina fotografica in mano e, al contempo, l’emozione di collezionare i primi ricordi delle esperienze più emozionanti della mia giovane vita.

A distanza di anni, non ho la minima idea della fine che abbiano fatto quei ricordi stampati sulla carta fotografica. Conservate nei cassetti, invece, ci sono ancora collezioni di foto di famiglia. Foto ingiallite che ritraggono me e mio fratello da bambini, ritratti di una famiglia anni ’80 che non riesco a ricordare.

E poi ci sono i filmini. Scene da matrimoni, feste di compleanno, vacanze. Un cimelio della mia infanzia è un video che riprende le improbabili nozze tra due bambini inseparabili: una mia cuginetta/amichetta ed io.

In quegli anni eravamo ancora lontani dagli smartphone e dalle videocamere incorporate praticamente ovunque. Per fruire di un ricordo, avevamo bisogno di supporti materiali abbastanza ingombranti: macchine fotografiche e cineprese, album dei ricordi e videoregistratori. In quegli anni i soggetti da ritrarre e immortalare erano sicuramente diversi e a nessuno sarebbe mai venuto in mente di condividere le foto ricordo dei propri bambini con una miriade di gente sconosciuta.

famiglia_addams

Come sarebbe una foto di famiglia degli Addams? 

La conservazione dei ricordi è fatta di rituali, modi e abitudini che si sono profondamente trasformati nel corso degli anni. A incidere profondamente su questi cambiamenti, l’avvento delle nuove tecnologie, il boom di internet e social network, una nuova concezione della privacy.

Agli occhi delle nostre nonne, probabilmente, le contemporanee forme di conservazione dei ricordi potranno sembrare pura follia. E i nativi digitali del nuovo millennio guarderanno forse con curiosità vintage quei filmini e quelle foto di anni passati, dal sapore forse ingenuo e un po’ goffo.

Quello della conservazione dei ricordi tra passato, presente e futuro è un tema vastissimo che non si può esaurire in un singolo articolo. Mi piacerebbe, tuttavia, offrire quantomeno due spunti di riflessione, lanciare due semini che germoglieranno laddove troveranno terreno fertile.

Ai nostalgici degli anni ’80 e ai nativi digitali più curiosi, vorrei parlare di Home Movies e dell’Archivio Nazionale del Film di Famiglia. Come si legge sul sito web del progetto, “L’Archivio Nazionale del Film di Famiglia è nato oltre dieci anni fa con l’obiettivo di salvare e trasmettere il cinema amatoriale e familiare, un patrimonio audiovisivo nascosto e inaccessibile.”

Archivio Nazionale del Film di Famiglia

Un frame, tratto dall’Archivio Nazionale del Film di Famiglia

L’Archivio Nazionale del Film di Famiglia non solo raccoglie e cataloga le pellicole originali, ma provvede anche alla conversione in digitale del materiale filmico amatoriale.

L’Archivio custodisce a oggi circa 20.000 elementi, quasi tutti su supporti originali costituiti da pellicole in formato ridotto (8mm, super8, 16mm, 9,5mm Pathè Baby) girati tra gli anni ‘20 e gli anni ’80 del Novecento. A ciò si aggiunge un’esigua quantità di pellicole 35mm e, in misura crescente, di audiovisivi su supporti magnetici video e audio. Si tratta di circa 5.000 ore di materiale audiovisivo proveniente da tutta Italia. Materiali che le famiglie, ma non solo, hanno conservato per anni nei cassetti, negli armadi, nelle soffitte e nelle cantine e che racchiudono invece un patrimonio documentale di enorme interesse storico e sociale: dalla celebrazione della vita familiare in tutti i suoi aspetti più rituali alla documentazione del tempo libero e delle attività lavorative, dagli eventi pubblici alla trasformazione del paesaggio.

Le famiglie, nei decenni passati, hanno conservato i ricordi di famiglia in cassetti, armadi e soffitte. Oggi le cose non potrebbero essere più diverse. La conservazione dei ricordi è sempre meno privata e sempre più pubblica. Conservazione fa sempre più rima con condivisione e, come abbiamo spesso ribadito, il valore di uno scatto non sta più nell’emozione che fa scaturire, bensì nei like che riesce a collezionare su Facebook.

Nella smania di condividere e mostrare, spesso si dimenticano alcuni concetti base. Come il concetto di privacy, un diritto spesso negato anche ai più piccoli. Facebook, Twitter ed Instagram pullulano di foto delle nostre vacanze al mare, ma anche di scatti che ritraggono bambini di ogni età, tra pappe, nanna, giochi, pianti e risate.
Ogni famiglia, da sempre, ha immortalato i piccoli di casa in fotografie destinate a conservare ricordi piacevoli. Ma la facilità con cui oggi si condivide tutto online ha trascinato questi scatti davanti a una platea immensa, composta da centinaia di sconosciuti disseminati tra i tanti social media che utilizziamo.

Un’indagine condotta dall’Australia’s Children’s eSafety ha svelato un dato inquietante: metà delle foto che si trovano sui siti pedopornografici sono quelle che gli stessi genitori hanno pubblicato sui social network. Per lo più si tratta di foto dei bambini sulla spiaggia o in tenuta da ginnastica, ma non solo.

Infografica sull'adescamento online subito dai minori

Infografica sull’adescamento online subito dai minori

Tornare agli album fotografici conservati nei cassetti è forse impossibile, ma non sarebbe il caso di recuperare, dagli anni andati, quel senso di privato che sembriamo aver dimenticato?

Certamente i social network sono degli strumenti preziosi nella conservazione dei ricordi personali e non sarò di certo io a negarne l’utilità. Mi chiedo solo se, nell’epoca dei social media, ci sono rimasti dei ricordi che siano solo nostri, o se siamo arrivati al punto di riconoscere il valore di un’esperienza solo se possiamo postarla online.

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