Il conflitto israelo-palestinese sui social media

Il conflitto israelo-palestinese sui social media

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Un paio di giorni fa ero su Facebook e mi sono imbattuto in una serie di diatribe a suon di post e commenti sulla scottante questione mediorentale. Leggevo qua e là inviti alla non violenza, opinioni pro-Palestina, opinioni pro-Israele, domande e risposte più o meno grossolane.

Ammetto di essermi innervosito ed un po’ arrabbiato, per la grossolanità e il pressapochismo con cui vedevo trattato un argomento così complesso come è di fatto il conflitto israelo-palestinese. Improvvisamente mi sembrava che stessero tutti vestendo i panni degli storici e dei diplomatici, mentre io mi sentivo così lontano dall’intravedere il capo dell’intricatissima matassa.

 

Continuo a credere che il tempo speso a litigare su Facebook sui torti e sulle ragioni di un simile conflitto militare sarebbe speso più proficuamente leggendo un buon libro di storia (e questo lo ripeto a me stesso in primis), ma ho smesso di essere arrabbiato. Ho realizzato presto che cercare di tenere l’attualità e la storia fuori dai social network è un’impresa impossibile, perché i social network sono diventati il nostro principale canale di espressione, comunicazione, interazione.

Forse il qualunquismo e il pressapochismo è il prezzo da pagare per questo mondo in cui l’accesso alle informazioni e alle opinioni si è fatto così rapido e semplice. Ma fortunatamente sul web e sui social media si muovono anche voci autorevoli, campagne di sensibilizzazione sociale e politica, notizie cruciali.

I social media si riconfermano, anche di fronte a temi scottanti come la guerra, quel mare magnum in cui si trova un po’ di tutto.

Su Facebook si rincorrono notizie, aggiornamenti di stato e commenti. Ma anche appelli, polemiche e proteste.

Stop bombing Gaza on Facebook

 

Su Twitter fioccano hashtag e tweet dal sapore umanitario.

 

Pinterest si riconferma il regno delle infografiche, con tanto di riassunto del numero di vittime mietute nel conflitto israelo-palestinese. Palestinian Israeli Deaths

 

Su Youtube e Vimeo ci sono tantissimi video che, con toni e stili diversi, cercano di ricostruire le tappe di questo storico conflitto. Uno per tutti, l’originale – e forse politicamente scorretto – video animato realizzato da Nina Paley e intitolato This Land is mine.

E’ vero: a volte i social network possono essere snervanti e frustranti e possono apparire come una futile perdita di tempo in confronto a temi tragici come la guerra. Ma è anche vero che l’utente più coscienzioso può trarne grandi benefici, perché oggi come oggi i social media garantiscono un accesso alle informazioni e al sapere enorme. Perché i social network possono essere usati per tessere dialoghi e accorciare distanze ideologiche e geografiche. Perché sui social network si può anche lottare per un mondo dove le parole sconfiggono la guerra.  

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