I coming out condivisi su YouTube: la Rete come megafono

I coming out condivisi su YouTube: la Rete come megafono

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Dicembre 2013: il celebre tuffatore inglese Tom Daley dichiara la sua omosessualità e lo fa in un modo abbastanza plateale. Carica sul suo canale YouTube un video intitolato “Something I want to say”, in cui confessa di essere gay e di avere una relazione sentimentale con un uomo.

“In primavera la mia vita è cambiata moltissimo quando ho incontrato una persona capace di farmi sentire felice e al sicuro. E quella persona è un uomo”

L’evento è di per sé significativo, perché infrange quel tabù fortissimo che gravita attorno al mondo dello sport, in cui l’omosessualità è spesso considerata ancora un problema. Significativa è anche la scelta di Tom Daley di voler affidare a YouTube una confessione che, nel giro di poche ore, ha fatto il giro del mondo.

Quel che è successo in Rete nei mesi successivi e quel che sta continuando tuttora ad accadere è ancora più sorprendente. Sempre più persone, per lo più adolescenti, condividono su YouTube il video del proprio coming out. Ragazze e ragazzi nascondono la telecamera su una scrivania o nell’armadio e, segretamente, riprendono il momento in cui confessano la propria omosessualità ad amici o genitori. Successivamente il video viene caricato su YouTube e inizia a girare in Rete.

Tra i casi che recentemente hanno suscitato più clamore c’è quello di Daniel Ashley Pierce, un ragazzo della Georgia che ha pubblicato online il video del suo disastroso coming out con la famiglia. Disastroso a causa della reazione dei genitori, che tra grida e aggressioni cacciano di casa il figlio: “Dovrai andartene e trovare un posto dove vivere. Perché non permetterò che qualcuno creda che io sia d’accordo con quello che fai”.

Il video ha commosso il mondo intero e la storia del ventenne Daniel ha toccato la coscienza di molte persone, che hanno dato il loro appoggio donando in pochi giorni quasi 100.000 dollari sulla pagina GoFundMe creata dal suo ragazzo.

Fortunatamente altri coming out hanno un lieto fine, come quello del quattordicenne Joshua Felix che confessa la sua omosessualità alla sorella, che non si scompone affatto.

Il fenomeno della condivisione pubblica di quelli che dovrebbero essere coming out privati fa riflettere. Fa riflettere sulla volontà e sugli sforzi della comunità LGBT di voler infrangere quel muro del silenzio che ha imperato per molto tempo nelle vite di così tante persone. Fa riflettere sul bisogno di visibilità e sul coraggio di ragazze e ragazzi qualunque, più o meno inconsapevoli dell’eroismo che si cela dietro il loro gesto.

Questo fenomeno fa riflettere anche sul ruolo e sull’importanza di Web e social media, che diventano improvvisamente un megafono virtuale capace di amplificare e diffondere storie ed esperienze. Il video di un coming out viene messo online ed ecco che si apre una finestra sul mondo, alla portata di tantissimi altri adolescenti che forse possono iniziare a sentirsi meno soli e a trovare il coraggio di uscire dall’armadio. Il video di un coming out fa il giro della Rete e forse arriva per caso agli occhi di un genitore, che magari acquisisce un pizzico di consapevolezza in più.

Non credo che il fenomeno dei coming out su YouTube sia mero esibizionismo. Credo che questi video siano testimonianze, messaggi in una bottiglia virtuale lanciata in Rete affinché sia di esempio. Affinché le cose cambino.

Non a caso il progetto “Le cose cambiano” – nato a sostegno della comunità LGBT e soprattutto degli adolescenti LGBT – punta fortemente sul Web come strumento di diffusione e condivisione di esperienze che possano essere di esempio, ispirazione e conforto.

Progetto Le cose cambiano

“Le cose cambiano” è la costola italiana di un progetto internazionale intitolato “It Gets Better“, il cui scopo è quello di “ricordare ai teenager LGBT che non sono soli, e che le cose per loro cambieranno, in positivo”. Sul sito di “Le cose cambiano” è possibile lasciare la propria testimonianza sotto forma di video, condividendo un racconto che da intimo e privato diventa pubblico e arriva in pochi minuti nei pc e negli smarphone di centinaia di persone.

Non mi stancherò mai di dirlo: questo è il Web che mi piace, che mi appassiona e mi emoziona. Questo è il grande potere della Rete, che riesce a creare connessioni tra le storie e le vite delle persone, che riesce a diventare strumento di cambiamento. Perché le cose cambiano se siamo noi a farle cambiare”.

3 Comments

  • unemme scrive:

    “Non credo che il fenomeno dei coming out su YouTube sia mero esibizionismo”.
    Dai, è esibizionismo eccome.

    Sono d’accordo con la tua analisi ché sono video importanti ecc, che creano consapevolezza, che fanno sentire meno solo chi non ha ancora fatto coming out ecc.
    Hai ragionissima.
    Per onesta intellettuale bisogna anche ammettere che un po’ di esibizionismo c’è ché se uno è riservato, sticazzi che condivide col mondo intero un momento così privato.

    Non ci trovo niente di male nell’esibizionismo: basta essere onesti e dire che c’è.

    • Silvestro scrive:

      Forse ho una concezione un po’ diversa di esibizionismo, più legata al concetto di narcisismo. E in questo fenomeno non mi è sembrato di vedere narcisismo o compiacenza. Però certamente hai ragione anche tu: a questi ragazzi non importa certo essere riservati. E va bene così 😉

  • […] Arzola ha iniziato a collaborare con il progetto It Gets Better (di cui abbiamo parlato anche qui, ricordate?). Da allora hanno fatto il giro del mondo e si sono fatte notare anche da artisti del […]

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