Il caso del cinema Apollo è specchio dei tempi?

Il caso del cinema Apollo è specchio dei tempi?

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Il cinema multisala Apollo, sito a Milano in Galleria de Cristoforis, chiuderà. Entro un anno, gli abituè dell’Apollo dovranno dire addio alla loro sala preferita, che verrà presto soppiantata da uno store della Apple. La notizia ha presto fatto il giro del web, trascinata dalle voci di protesta degli appassionati del cinema, che tanto hanno apprezzato la programmazione e l’offerta culturale dell’Apollo.

spaziocinema Apollo

Il dado è tratto, le decisioni prese: Immobiliare Cinematografica, proprietaria dell’immobile che ospitava il multisala, ha ceduto all’offerta della Apple, che era alla ricerca di una location adatta per un nuovo punto vendita.

Lionello Cerri, socio al 50 per cento nella gestione del cinema Apollo, ha dichiarato in un comunicato stampa:

Abbiamo voluto e creato il cinema Apollo nel 2005, credendo fortemente in questo investimento, che non è stato solo economico: perché riversiamo ogni nostra energia, ogni giorno, per far crescere il cinema a Milano. Dobbiamo dunque subire una decisione – legittima, ma nostro malgrado – della proprietà dell’immobile, nel merito della quale però non possiamo entrare, essendo noi semplici gestori del cinema al 50 per cento.

La cultura non paga, la tecnologia sì: è questa la morale della favola triste del cinema Apollo? Le sorti del multisala riflettono una tendenza del mercato ormai irreversibile? Il destino del cinema Apollo è segnato dalle leggi del profitto, per cui il pesce grosso mangia il pesce piccolo? Che il marchio Apple sia garanzia di entrate solide è fuori discussione e le domande poste poco fa suonano davvero retoriche.

D’altro canto la storia del cinema Apollo è una storia già sentita. E’ la storia di tantissimi cinema, tante librerie, fumetterie, cartolerie eccetera eccetera che si sono visti soppiantare da più redditizi supermercati, centri commerciali, parcheggi e compagnia bella.

E non possiamo certamente prendercela con la Apple, né tanto meno protestare contro le tendenze del mercato. Tendenze del mercato che spesso siamo noi stessi ad assecondare e alimentare.

Recentemente nel paese in cui vivo, pochi chilometri a nord di Bari, ha chiuso i battenti l’unico cinema del centro che ci era rimasto. Non ha retto il confronto con il moderno multisala che si è aperto nella zona industriale, capace di offrire una programmazione più variegata e, bisogna ammetterlo, una qualità di suono e immagine assai migliore. Quando i gestori del piccolo cinema del centro hanno abbassato definitivamente la saracinesca, c’è stata una sollevazione popolare. Uomini e donne che hanno protestato a gran voce su Facebook, cedendo al fascino della retorica e dello sdegno radical chic. Molti dei miei concittadini hanno dimenticato che spesso la sala del piccolo cinema del centro era deserta, disertata da quelle stesse persone che hanno poi pianto a destra e a manca per la sua chiusura. A volte dimentichiamo che il mercato siamo noi. Se la Apple è un colosso e ha un portafoglio da paura è anche per merito nostro. Se i cinema di paese fanno la fame è anche per colpa nostra, perché spesso alle rassegne d’essai preferiamo una puntata del Grande Fratello. Con questo non voglio dire certamente che i milanesi non abbiano diritto a un po’ di broncio per la chiusura del cinema Apollo. Dico, piuttosto, che lamentarsi dei tempi che corrono non serve a niente.

Una cosa che può servire, forse, al futuro del cinema Apollo è la petizione lanciata su Change.org: Diamo una nuova casa al Cinema Apollo. Il multisala Apollo non deve chiudere per forza, forse riuscirà solo a traslocare.

Ecco un’altra cosa che può far bene al cinema Apollo – e a tutti gli spazi di cultura delle nostre città: fruizione attiva. I cinema hanno bisogno di spettatori, così come le librerie hanno bisogno di lettori e così via. La maniera migliore per difendere e preservare la cultura è viverla, fruirne, essere presenti, partecipare agli eventi e anche – ebbene sì – pagare per esserci.

Magari è così: il caso del cinema Apollo è specchio dei tempi che corrono ed è specchio di come noi – su grande scala – facciamo andare le cose.

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