Il cibo brutto e la lotta allo spreco alimentare

Il cibo brutto e la lotta allo spreco alimentare

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Subiamo tutti, chi più chi meno, il fascino goloso del food porn. Ci siamo abituati agli show televisivi dedicati alla cucina, a cercare nei food blog le ricette più buone e le presentazioni più accattivanti, non stacchiamo più gli occhi dagli account Instagram o Tumblr dedicati al cibo e alla sua ostentazione fotografica.

Il fenomeno del food porn ci ha reso molto esigenti: non ci basta che il cibo sia buono, vogliamo che sia anche bello da guardare (e da fotografare). Vogliamo soddisfare lo sguardo, prima ancora delle papille gustative. E, tutto sommato, è abbastanza normale che sia così. Il boom che, in questi ultimi anni, ha avuto la cultura culinaria (portata in pompa magna da format televisivi, progetti editoriali e siti web specializzati) ha assecondato una propensione naturale dell’uomo: quella di mangiare bene e di farlo con tutti i sensi all’erta.

La pasticceria geometrica di Dinara Kasko

La nuova frontiera del food porn: la perfezione geometrica. Cibi così belli esteticamente, da non sembrare veri, come le creazioni della pasticcera Dinara Kasko.

Mangiamo con gli occhi, prima ancora di mangiare con la bocca. Da un lato, questo ci ha portato a prestare maggiore cura e attenzione alla presentazione dei nostri piatti a tavola. Mentre tutti ci cimentiamo in mirabolanti prove di impiattamento, non ci accorgiamo però che l’attenzione maniacale all’aspetto estetico del cibo può avere qualche effetto negativo.

Quando andiamo a fare la spesa, scegliamo il cibo in base al suo aspetto. Compriamo frutta e verdura stando ben attenti che non ci siano imperfezioni, che sia bella da guardare. E quegli alimenti che presentano imperfezioni estetiche, rimangono invenduti sui banconi dei supermercati. Così, quasi senza accorgercene, siamo diventati parte di un problema bello grosso: quello dello spreco alimentare.

La Commissione Europea ha reso noto che nel nostro continente sprechiamo, ogni anno, quasi cento milioni di tonnellate di cibo, che va a finire nella spazzatura. Nel 2020 le cose sono destinate a peggiorare, stando alle stime e alle statistiche dei ricercatori che stanno monitorando il problema.

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Frutta e verdura: un’infografica sullo spreco alimentare

Ma di chi è la responsabilità? Gli esperti dicono che sia di tutto il sistema produttivo, dell’intera catena che porta il cibo dalle terre delle aziende agricole alla tavola dei consumatori, i quali ovviamente sono implicati nel problema, giacché con le loro scelte di acquisto e le loro abitudini di consumo hanno l’enorme potere di influenzare l’andamento del mercato alimentare.

Gran parte del cibo che finisce nella spazzatura è cibo esteticamente brutto, ma perfettamente commestibile. Cibo che, però, ci rifiutiamo di comprare e che finisce col marcire, o che a volte non arriva nemmeno sui banconi del supermercato, perché i produttori lo scartano a priori, sapendo che è destinato a rimanere invenduto.

I consumatori più superficiali hanno forse bisogno di un promemoria che ricordi loro che il cibo esteticamente imperfetto ha comunque un buon sapore e proprietà nutrizionali inalterate. Nascono così alcune campagne di sensibilizzazione come quella ideata in Francia da Intermarché, una delle più grandi catene di supermercati francesi.

Inglorious Fruits and Vegetables, questo è il nome della campagna, ha cercato di ridare dignità a frutta e verdura ingloriosamente brutta, ma buona. I supermercati Intermarché hanno sperimentato la vendita di questi prodotti a un prezzo scontato (30% in meno), per limitare l’invenduto e il conseguente spreco alimentare. La fotografa della campagna, Patrice de Villiers, ha ritratto “patate ridicole”, “mele grottesche” e altre stramberie alimentari assicurando che “queste verdure e questi frutti possono essere brutti, però hanno lo stesso sapore di quelli esteticamente perfetti“.

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La strategia adottata da Intermarché si è rivelata un successo, anche in termini di popolarità e passaparola. D’altronde, come si legge sul sito stesso dell’iniziativa, si tratta di una “win-win-win campaign“:

I consumatori ottengono prodotti della stessa qualità a un prezzo più basso, i coltivatori guadagnano denaro per prodotti che solitamente vengono buttati via e Intermarché aumenta gli affari, vendendo una nuova linea di prodotti.

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La prossima volta che andiamo a fare la spesa, quindi, ricordiamoci del “cibo inglorioso” che solitamente snobbiamo e fermiamoci un minuto in più per chiederci se è veramente il caso di scartare una melanzana o un limone solo per il loro aspetto esteriore.

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