You don’t say? La campagna che invita a pensare prima di parlare

You don’t say? La campagna che invita a pensare prima di parlare

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Quando lavori quotidianamente con le parole, impari ad apprezzarne l’importanza e a scoprirne il peso specifico. Sì, perché le parole, con il loro carico di significato e di rimandi culturali, sono pesanti e possono colpire duro. Lo sanno gli scrittori, i giornalisti, i copywriter, i content writer, eccereta eccetera.

Ma non solo. Lo sanno anche tutti quelli che, il peso delle parole, a volte lo subiscono. Quelli che portano sulla pelle il segno di una frase sputata fuori con troppa leggerezza.

Campagna You Don't Say?

 

Quale antidoto può difendere efficacemente dai pericoli delle parole fuori luogo, dai rischi delle parole che possono far male? La consapevolezza. E’ quello che hanno pensato i creatori della campagna You Don’t Say?, nata dalla collaborazione tra i gruppi studenteschi Think Before You Talk e Blue Devils United della Duke University.

Campagna You Don't Say?

 

La campagna di comunicazione You Don’t Say? cerca di creare sensibilizzazione sul rapporto tra linguaggio, scelte lessicali e discriminazioni di genere. L’idea nasce da una consapevolezza: all’interno della comunità universitaria, ragazze e ragazzi (soprattutto LGBT) vengono umiliati ed emarginati anche attraverso l’uso del linguaggio con cui ci si rivolge loro, anche attraverso una frase detta tra i corridoi con colpevole superficialità.

Our Goal: Foster dialogue on the intersection of language and gender and sexual identities.
Words mean something. Think Before You Talk. 

Il nostro obiettivo: incoraggiare il dialogo sui punti di contatto tra linguaggio e identità sessuali e di genere.
Le parole vogliono pur dire qualcosa. Pensa prima di parlare.

Campagna You Don't Say?

 

Come molte altre campagne di promozione socialeYou Don’t Say? ha puntato anche su web e social media per diffondere i suoi principi e i suoi valori: è possibile seguire la campagna su Facebook e su Twitter. E chissà che presto non approdi anche su Youtube, seguendo l’esempio del progetto It gets better.

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