Cambiare i modelli della femminilità

Cambiare i modelli della femminilità

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La notizia è stata subito un successo: Barbie ha un nuovo aspetto, finalmente. Pur mantenendo outfit discutibili, ma sempre apprezzatissimi dalle affezionate, il suo corpo cambia e si adegua alla diversità. Non solo non siamo tutte bionde, con gli occhi azzurri e misure da pin-up, ma c’è tutta una varietà femminile da scoprire: capelli cortissimi, donne minute, donne plus size, ricci afro, lunghi capelli blu e capelli rossissimi.

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Ma questa scelta di Barbie di cambiare il suo fisico e, di riflesso, la sua essenza è una trovata pubblicitaria per riconquistare la ribalta o una scelta sana per un aggiornamento inevitabile? Barbie deve ritornare ad essere un modello scolpito nella plastica e nel biondo assoluto o può insegnare qualcosa alle nuove generazioni?

Non so quanto potrà migliorare la situazione generale la presenza di una Barbie che non sia taglia 38, ma qualcosa sicuramente cambierà nella percezione delle bambine. È arrivato il tempo di raccontare loro che si può essere bambole, e quindi donne, anche con le gambe corte o i fianchi larghi e che non c’è solo una versione della femminilità, per cui codificarla in maniera univoca e sommaria con una sola versione di Barbie è nonsense puro. Lo so che non esisterà mai una Barbie diversa per ogni caratteristica femminile al mondo, ma la parola chiave è diversità: scegliere fra più corporature è il passo avanti di cui avevamo bisogno. Cambiare Barbie significa insegnare a declinare la femminilità in maniere differenti, seppure sempre con troppa attenzione sui bei visini. Ma è una Barbie, non una icona femminista. O forse può diventarlo?

E dove non arriva Barbie, il brand, arrivano le donne, come nel caso di Hijab Barbie, un account Instagram creato da Haneefah Adam, una giovane nigeriana, dedicato alla bambola più famosa del mondo in versione islamica: non c’è mica solo la femminilità occidentale, ci sono donne che nascono nella cultura dell’Hijab. Barbie può, allora, aiutare a raccontare queso alle bambine che vivono nelle società multiculturali: un velo in testa non è per forza una diversità di cui avere paura, è solo un modo diverso di essere donna.

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Lo avevo confessato tempo fa: nella mia formazione come donna Barbie ha giocato un ruolo importante. Barbie era la bambola più popolare negli anni ’80 e persino le imitazioni aspiravano alla stessa silhouette dalla vita strettissima, le gambe chilometriche e senza un pelo e i capelli biondi e fluenti. Per la me di 8 anni ogni donna adulta doveva essere fatta in quella maniera. Vi lascio immaginare le ripercussioni sull’accettazione della mia persona: no, non volevo essere bionda, con gli occhi azzurri e vestita sempre di rosa, però volevo essere minuta.

Pensate a come sarei cresciuta meglio (?!?) e a come potrebbe cambiare la prospettiva della femminilità di una bambina se i suoi modelli fossero reali, diversificati, onesti. Come queste nuove Barbie? Anche, ma non proprio. Piuttosto guardate i lavori di Frances Cannon, artista australiana, femminista, autrice di queste figure femminili reali, autentiche, positive e consapevoli.

Una foto pubblicata da frances cannon (@frances_cannon) in data:

🔥 Pure Power 🔥

Una foto pubblicata da frances cannon (@frances_cannon) in data:

Consapevoli che bisogna amare le proprie diversità, senza passare la vita a dannarsi. Non avrò mai il corpo della Barbie anni ‘80, ma d’ora in poi le sue cosciotte e i suoi fianchi larghi sì.

(photo credits: Hijab BarbieFrances Cannon)

Frances Cannon Tumblr | Instagram | Shop online

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