Birdman e l’affannosa ricerca del consenso pubblico

Birdman e l’affannosa ricerca del consenso pubblico

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La notte tra il 22 e il 23 febbraio si è tenuta l’87esima edizione degli Academy Awards e sono state assegnate le ambitissime statuette degli Oscar. Trionfo per Birdman, che si aggiudica quattro tra i riconoscimenti più importanti: miglior film, miglior regia ad Alejandro Gonzalez Inarritu, miglior sceneggiatura originale, miglior fotografia.

Quella di Birdman era una vittoria annunciata, considerato il grande successo che la pellicola ha riscosso tra critici e spettatori. Effettivamente il film è uno dei migliori prodotti cinematografici che siano passati ultimamente per il grande schermo. Una storia apparentemente semplice, ma che offre molteplici chiavi e livelli di lettura ed interpretazione, una regia impeccabile e mozzafiato, delle grandiose performance recitative.

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Alejandro Gonzalez Inarritu ritira la sua meritata statuetta nella notte degli Oscar

Birdman è un film che fa pensare, che resta in mente per giorni e giorni anche dopo la prima visione al cinema. Uno dei livelli di lettura più interessanti offerti dalla pellicola ruota sicuramente attorno al concetto di ego e alla spasmodica ricerca del consenso pubblico. In questo, il film diretto da Inarritu si rivela terribilmente contemporaneo. La storia di Riggan Thompson (Michael Keaton), celebrità del cinema ormai in tramonto che cerca di avere un nuovo riscatto grazie ad un’ambizioso progetto teatrale, è anche la storia di uno dei tanti cittadini del nuovo millennio che non riesce più a scindere la propria realizzazione personale dal consenso collettivo.

Certamente il personaggio di Riggan Thompson strizza anche l’occhio, sarcasticamente, al mondo dello star system cinematografico ed è ben lontano dalla quotidianità di noi poveri comuni mortali. Ma è facile riconoscere in lui alcuni dei nostri demoni interiori. Come Riggan Thompson, anche noi viviamo nell’epoca dei like e di YouTube, un’epoca dove spesso la popolarità misura il successo delle persone. Viviamo in un’epoca dove faremmo scorta di popolarità se solo fosse possibile acquistarla al supermarket; in anni in cui nascono e muoiono velocemente nuove star elette dal Web, celebrità che devono il loro successo all’attenzione rivolta da un numero sempre crescente di utenti.

Michael Keaton as “Riggan” in BIRDMAN

In una delle scene madri del film, il protagonista è costretto a correre in mutande per un breve tratto di strada, sottoponendosi agli sguardi curiosi della folla che, riconosciuto il volto famoso,  impugna gli impietosi smartphone e inizia a scattare foto e a girare video. Destinazione: YouTube. In un’altra scena del film, la figlia del protagonista (Emma Stone) scatta una foto al genitore malmesso e costretto ad un letto d’ospedale, per condividere lo scatto su Twitter. Queste due scene sono soltanto esempi di come, nell’arco di tutto il film, ci sia un personaggio occulto, invisibile ma importantissimo: il pubblico. Il pubblico, entità collettiva composta da uomini e donne che comprano i biglietti di un film o di uno spettacolo teatrale, che pubblicano video e commenti online, che twittano, ritwittano, seguono, idolatrano o detestano. Non c’è celebrità senza uno stuolo di celebranti: per quanto impalpabile sia, il pubblico è un’entità potente.

Birdman

Non solo è potente. Il pubblico è anche volubile. Affidare la propria realizzazione professionale e personale al consenso collettivo significa (per Riggan Thompson come per chiunque altro) sfidare i capricci di un destino che ora ti sorride, ora ti volta le spalle, un fato che ti rende ora fulgido come una cometa infuocata ora insignificante come una medusa stecchita (ok, questa l’avete colta solo se avete visto il film).

Se non avete visto Birdman, fatelo il prima possibile. Le tematiche di cui ho fin qui scritto sono soltanto alcune di quelle trattate nel film e forse nemmeno quelle più centrali. Birdman è un film complesso, che vi darà filo da torcere, che vi farà rimuginare a lungo sulle certezze e sulle priorità delle vostre vite. E proprio per questo, è un film che va assolutamente visto.

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