Sophia Amoruso: fortuna e bravura di una Nasty Gal

Sophia Amoruso: fortuna e bravura di una Nasty Gal

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Quarta puntata della serie che con Mammagallo dedico al femminismo sul web e no, non fate quella faccia, la premessa è rapida, chiara e indolore: non voglio diventare una pensatrice improvvisata, qui non si discute su cosa sia il femminismo nel XXI secolo, di quanto sia più o meno giusto essere femministe, né teorizziamo su cose più grandi di noi. Questa serie illustra e racconta campagne di sensibilizzazione e figure femminili che per motivi differenti si ritrovano ad occupare posizioni di spicco sul web.

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Lei è Sophia Amoruso, classe 1984. La sua storia? Nel 2006 apre Nasty Gal Vintage uno shop su Ebay nel quale rivende capi d’abbigliamento vintage; nel 2014 è CEO di Nasty Gal, omonimo business da 100 milioni di dollari, nonché uno dei siti web di retail di moda e accessori più amati e frequentati al mondo, in cui il Vintage del progetto originario si unisce ai designer d’avanguardia e alla moda contemporanea. Il suo progetto, però, esula dal semplice retail. Miss Amoruso ha creato un mondo intero, una filosofia di vita per la quale ogni ragazza è boss di se stessa, ognuna di noi può essere una #Girlboss basta seguire tre regole fondamentali:

  • Non crescere mai
  • Non diventare mai noiose
  • Non lasciare mai che un uomo vi raggiunga

Si è vero, detta così la filosofia #Girlboss sembra un surrogato del girl power delle spice girls, utile per le quattordicenni degli anni Novanta, meno per le donne moderne del XXIesimo secolo, ma fidatevi, in questa Sophia Amoruso c’è del buono, non foss’altro perché dal nulla (e senza lauree, master o certificazioni in supponenza di università altolocate) ha creato un impero.

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Tutta la storia di Sophia e i consigli per tutte le aspiranti girlboss sono racchiusi nel libro omonimo e nel manifesto della sua fondazione, che aiuta le giovani donne a sviluppare e concretizzare progetti di imprenditoria femminile.

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Ma cosa è davvero una girlboss? E’ molto di più dei tre punti un po’ infantili elencati qui sopra. Una girlboss è la metafora perfetta del lavoro duro, di tutte quelle donne che prendono in mano la loro vita e la plasmano senza aspettare l’arrivo del principe azzurro. La frase emblema? La dice la stessa Sophia Amoruso

“I STOPPED FEELING LIKE I DIDN’T BELONG ANYWHERE, AND REALIZED THAT I ACTUALLY BELONGED ANYWHERE I WANTED TO BE.”

Una versione moderna dell’”Homo faber fortunae suae”, solo che adesso la protagonista è una donna che fa tutto da sé con l’aiuto del web.

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Nel libro Sophia racconta come una ragazzina instabile, insicura, ribelle e non particolarmente socievole parte da uno shop su Ebay, comincia a scattare foto a modelle improvvisate, a sé stessa coi i capi e comincia a vendere. La vita è breve, non c’è tempo per essere pigre, né per discutere di cosa sia il femminismo o quale sia la versione più legittima nel 2015. Nasty Gal è un business altamente femminista perché incoraggia le donne a essere libere di essere e fare ciò che si vuole, senza limitazioni e pregiudizi. Una non laureata può dare il via ad un business milionario, così come può farlo una laureata.

Girlboss si rivela un manuale di vita leggero, ma allo stesso tempo significativo. Non c’è la pretesa di salire in cattedra e insegnare marketing o economia, ma solo la testimonianza che tutto si può fare se ci si applica con dedizione, costanza e studio. Perché è vero che la nostra Sophia non ha lauree in marketing o simili, ma una compagnia di questo tipo non si manda avanti con la sola vendita fortunata. C’è bisogno di coltivare il rapporto con i clienti (punto che Sophia ritiene essenziale), assumere i giusti collaboratori, scegliere il team più adatto, senza remore o sensi di colpa. E’ business, non beneficenza, ne va di mezzo il lavoro di centinaia di persone.

Girlboss promuove la cultura del lavoro, del rispetto dei ruoli, degli impegni e del senso del denaro. Una vera Girlboss è oculata nelle spese, non sperpera, ragiona sul da farsi anche nei momenti economici più floridi perché sa che la fortuna può anche voltare le spalle.

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Non c’è spazio per i lamenti. Non si ottiene quello che si vuole dalla vita? Bisogna chiederlo, lavorare per ottenerlo, trovare soluzioni ai problemi e non dare spazio alle cose inutili nella vita.

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Il percorso delle future girlboss sarà inevitabilmente influenzato dal fenomeno dei social media, una benedizione per gli introversi come Sophia, uno strumento eccezionale per tutti, col quale bisogna, però, prendere confidenza. Non basta aprire una pagina Facebook e aggiornarla ogni tanto per dire di avere una strategia, bisogna sviluppare un piano editoriale, imparare le regole del social che stiamo utilizzando, rispettare gli interlocutori, non alimentare i troll.

Conclude il libro una serie di consigli pratici utilissimi per affrontare al meglio i colloqui di lavoro, le relazioni con i colleghi, i primi fallimenti, le frustrazioni, essere creativi sempre e comunque, un esercizio per la mente delle girlboss, delle femministe, ma anche degli uomini.

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#Girlboss è un libro femminista per tutti, perché il successo non ha sesso e premia i bravi, i coraggiosi, i timidi, gli improvvisatori, i temerari e può premiare anche le donne più insicure.

Le puntate precedenti:

Di femminismo e diversità: Lena Dunham, not that kind of girl 

Sensibilizzazione e femminismo ai tempi di internet 

Dallo spazio virtuale a quello reale: Samantha Cristoforetti e la sua presenza sul web 

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